Alla Multisala Paolillo

″L'uomo che rubò Banksy″, documentario su uno degli artisti più provocatori del 21° secolo

​Una storia che parla del pungente Banksy, di Street Art, di asini e di capitalismo

Spettacolo
Barletta sabato 08 dicembre 2018
di La Redazione
Locandina Banksy
Locandina Banksy © nc

Una storia che parla del pungente Banksy, di Street Art, di asini e di capitalismo. Una storia che il regista Marco Proserpio porta sul grande schermo per sottolineare l’impatto dell’arte sulla società, quando si ha a che fare con argomenti scomodi, davanti ai quali tutti sembrano girarsi dall'altra parte.

"L'uomo che rubò Banksy" inserito nella Rassegna della Grande Arte a Cinema e in programma martedì 11 dicembre alla Multisala Paolillo (spettacoli ore 19.30 - 21.45) è un film di culture contrastanti, del contesto Palestina, ma è anche il racconto della nascita di un mercato parallelo, tanto illegale quanto spettacolare, di opere di Street Art prelevate dalla strada senza il consenso degli artisti.

É il 2007 quando Banksy e la sua squadra portano avanti una nuova provocazione, che punta il dito contro uno dei conflitti più tesi degli ultimi decenni: la questione del Medio Oriente.

In Palestina compaiono sulle case e sulle mura di cinta graffiti che portano una sola e inconfondibile firma: Banksy.
La raffigurazione di un soldato israeliano che chiede i documenti a un asino però fa andare su tutte le furie la popolazione, che sentendosi offesa e messa in ridicolo davanti agli occhi di tutto il mondo decide di sbarazzarsi dell’opera.

Un imprenditore locale, Maikel Canawati e un palestrato taxista, Walid, sceglieranno un modus operandi del tutto particolare: con l’aiuto della comunità, infatti, porteranno via il muro “imbrattato” e decideranno di venderlo al migliore offerente.

Marco Proserpio filma così una vicenda dalle importanti tinte politico-sociali narrata dall’inconfondibile voce di Iggy Pop.

“A documentario praticamente finito - dice il regista - stavamo riflettendo sull’inserimento di un narratore che spiegasse alcuni passaggi, per aiutare la comprensione. Abbiamo pensato al personaggio che avremmo voluto, una voce lontanissima da ogni concetto di politica. Il primo e ultimo nome che ci è venuto in mente è stato quello di Iggy. Gli abbiamo mandato il film e, come ha già fatto per progetti anche minori che lo gasavano, si è prestato ed è stato perfetto. Il suo tono è super rassicurante, ha questa componente selvaggia, ma il risultato è stato proprio quello di raccontare una storia, una fiaba”.

Il film evento alterna riprese realizzate in strada in diversi paesi e interviste ad esperti – giornalisti, professori universitari, galleristi, avvocati – e a personaggi chiave del mercato parallelo della Street Art. Una testimonianza straordinaria che dà voce, per la prima volta, a Walid, lasciandogli la possibilità di spiegare la sua scelta di segare, per venderli, i muri offerti da Banksy al popolo palestinese, lasciando decidere al pubblico chi sono i buoni e i cattivi in questa storia, perché, come spesso accade, anche qui è solo una questione di punti di vista.

Il documentario affronta tematiche d’attualità legate alla comparsa della speculazione nel mercato della Street Art, al diritto d’autore, al confronto tra culture diverse in un’ottica postcoloniale e al recupero di opere percepito come una vera e propria sfida tecnologica.

Sono passati sette anni da allora e l’asta per quel pezzo di muro non si è ancora conclusa: per oltre centomila dollari una tonnellata di muro di uno degli artisti più celebri è stata trasferita in Scandinavia e ora pensa a volare oltreoceano.

Nel documentario ci sono moltissimi storici collaboratori di Banksy, che hanno fatto parte di tutti i suoi ultimi progetti, a partire da quello in Palestina nel 2007.

“Hanno partecipato perché hanno capito che il mio obiettivo – rileva il regista - era di parlare della questione palestinese e dell’idea di commercializzazione e conservazione tradizionale a cui è sottoposta la Street Art oggi: Blu, altro artista simbolo della Street, ha cancellato le proprie opere dai muri di Bologna, per evitare che venissero spostate dentro ad un museo”.

“L’uomo che rubò Banksy” di Marco Proserpio, con musica originale di Federico Dragogna, Victor Kwality e Matteo Pansana, è prodotto da Marco Proserpio in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da Nexo Digital.

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