Emergenza coronavirus e sport

Tennistavolo, si profila una stagione surreale

Ostacoli burocratici impediscono la ripresa dell'attività

Altri Sport
Barletta giovedì 15 ottobre 2020
di Cosimo Sguera
Tennistavolo
Tennistavolo © nc

Sono trascorsi oltre sette mesi dall'inizio di quel mesto periodo, tristemente noto a tutti con l'inglesismo (abusato) lockdown.Sono trascorsi sette mesi dallo stop brusco e doloroso di tutte le attivita' sportive. Sono trascorsi oltre sette mesi dalla chiusura di tutti gli immobili (pubblici e privati) adibiti ad uso sportivo.

Il tempo, come e' noto, scorre inesorabilmente e porta via ogni cosa, bella o brutta che sia, lasciando ricordi, rimpianti, delusioni, speranze. Lo sport italiano tutto, in particolar modo quello dilettantistico (lontano dai riflettori oltreche' dalle cifre astronomiche legate al calcio) ha pagato e sta ancora pagando un prezzo altissimo, ha pagato e sta ancora pagando la tragica consecutio di una pandemia che ha causato morte, sconforto, incredulita', panico, pessimismo e, tanto per cambiare, impoverimento.

Il tennistavolo, icona pregiata del dilettantismo sportivo nazionale, e' stata una di quelle discipline maggiormente danneggiate dall'emergenza sanitaria. Inizialmente "risparmiato" dai primi provvedimenti restrittivi in quanto considerato sport privo di contatto (due giocatori, sia in allenamento che in gara, sono "adeguatamente distanziati" dalla lunghezza del tavolo che misura m. 2.74), la disciplina universalmente conosciuta come ping - pong e' finita nel calderone unitamente a tutti gli altri sports, vivendo due mesi e mezzo di autentico terrore. Al termine di quell'arco temporale non poche societa' italiane, messe letteralmente in ginocchio dalla prolungata interruzione dell'attivita' e dalla conseguente perdita delle quote mensili di frequenza, non potendo contare su altri introiti, sono state costrette a "chiudere", gettando alle ortiche anni di sacrifici, di gratificazioni, di dedizione, di impegno sociale.I sodalizi sopravvissuti alla tragedia sanitaria hanno raccolto le residue energie, hanno dovuto ridimensionare la programmazione della loro attivita' e hanno sollecitato gli organi preposti a riaprire le strutture ove potere riprendere la necessaria preparazione. Via Crucis giunta al termine? Assolutamente no.

Esaurito il lockdown, anche il tennistavolo ha legittimamente coltivato la speranza di potere riaccendere i motori, tenuti spenti per troppo tempo. Ad alimentare questa speranza (vana) ci penso' il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che, all'interno del Decreto emanato lo scorso 18 maggio, dispose la riapertura delle palestre (sia pubbliche che private) a partire dal 26 maggio. Al Decreto teste' menzionato segui' un'Ordinanza Regionale emanata dal Presidente Michele Emiliano, ordinanza che ribadi' la riapertura, nella data prima citata, di tutti gli impianti adibiti ad uso sportivo.Quando la soluzione sembrava profilarsi all'orizzonte, entro' in scena la "malefica burocrazia" che rimise tutto in discussione.Qualche esimio esponente della Pubblica Amministrazione, mirabilmente supportato dalle istituzioni scolastiche, tiro' fuori dal cilindro l'adempimento piu' nocivo per l'associazionismo dilettantistico italiano : la sanificazione degli impianti sportivi.In men che non si dica ebbe inizio una grottesca disputa tra il microcosmo politico e quello scolastico in merito all'onere or ora menzionato.Come spesso accade in casi siffatti, a fare le spese in questi rimpalli di responsabilita' e' sempre la parte piu' vulnerabile.In sintesi: non disponendo di adeguate risorse finanziarie, tanto gli Enti locali quanto la scuola ritennero opportuno addebitare l'esorbitante costo della sanificazione alle a.s.d., ovvero a quegli organismi gia' ridotti allo stremo delle forze economiche da mesi di sosta forzata. Inconcepibile, assolutamente insostenibile un onere siffatto da parte dei sodalizi sportivi di tennistavolo, non solo impoveriti dal Coronavirus ma storicamente poco abbienti e sprovvisti (in gran parte) di sponsors.Per tentare di superare quello che sembrava essere un ostacolo di inequivocabile insormontabilita', si tento' di fare notare alle Autorita' preposte (Comuni, Province, Regioni) che quello della sanificazione e' un onere spettante agli Enti proprietari degli immobili adibiti ad uso sportivo e non invece ai soggetti fruitori degli stessi ( mediante concessione in uso e pagamento di un ticket orario).

La precisazione non ha sortito l'effetto sperato e in alcuni Comuni d'Italia (tra i quali la Citta' di Barletta) la sanificazione, piu' che un atto finalizzato alla salvaguardia della salute pubblica, e' diventato un confortevole prestesto per non adempiere e per ritardare ancora la ripartenza dell'associazionismo sportivo dilettantistico. Tra le vittime sacrificali della pessima gestione degli impianti sportivi comunali (palestre e palazzetti dello sport) va annoverata la Polisportiva Dilettantistica ASI Barletta, storica associazione pongistica che tra soli 9 mesi festeggera' ben 40 anni d'ininterrotta e gloriosa attivita' agonistica, sia a livello nazionale che regionale. Nonostante il club barlettano abbia inviato all'Ufficio Sport del Comune (entro i termini stabiliti) il protocollo anti - Covid (redatto dalla Federazione Italiana Tennistavolo, in collaborazione con il CONI e con il Comitato Tecnico Scientifico), unico documento al quale il sodalizio pongistico e' tenuto ad attenersi scrupolosamente, l'Autorita' Comunale condiziona la relativa autorizzazione alla produzione (da parte dell'ASI Barletta) di un documento integrativo ( ovvero di un altro protocollo) rilasciato da un Tecnico Covid. Sic rebus stantibus, e' quanto mai opportuno chiedersi: perche' l'Ufficio Sport minimizza il valore legale del Protocollo federale trasmesso dal sodalizio pongistico e pretende un documento similare per la cui produzione l'ASI Barletta dovrebbe sopportare un elevato costo? Perche' si vuole infierire su una realta' associativa, gia' fiaccata da sette mesi di totale inattivita'? Perche' l'Autorita' preposta, cosi' come accaduto in molti Comuni d'Italia, non esonera tutte le a.s.d. dal pagamento del ticket per l'utilizzo degli impianti sportivi nella corrente stagione agonistica? Perche' l'Organo competente non eroga un contributo a fondo perduto (d'importo sia pure simbolico) a favore di tutte le associazioni sportive dilettantistiche locali (tra le quali anche quella di tennistavolo) per risarcirle ,sia pure parzialmente, degli incommensurabili danni subiti dalla pandemia?

Sono tanti, forse troppi gli interrogativi ai quali l'Autorita' Comunale deve dare risposte rassicuranti e credibili. Perche'?

Perche' la storia gloriosa di un sodalizio sportivo, come quello targato ASI Barletta, non puo' essere imbrattata dall'indifferenza, dall'incompetenza o, peggio ancora, dalla demagogia.

A mali estremi bisogna contrapporre rimedi estremi, non ostacoli burocratici.


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