Inaugurata oggi, 11 settembre

Crollo in via Canosa 60 anni fa, una mostra in Prefettura

Letto anche un messaggio della Presidente del Senato Casellati

Cultura
Barletta mercoledì 11 settembre 2019
di La Redazione
Crollo in via Canosa
Crollo in via Canosa © nc

E’ stata inaugurata questa mattina, in Prefettura a Barletta, la mostra foto - documentaria “Il Crollo di via Canosa, 60 anni dopo”, sul crollo della palazzina al civico 7 di via Canosa, il 16 settembre 1959 in cui rimasero uccise 58 persone.

La mostra, promossa dalla sezione di Archivio di Stato di Barletta con il Gruppo di lavoro costituitosi tra i familiari delle vittime e l'Associazione nazionale Cavalieri di San Nicola - Ordine della Nave, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Presidenza, Giunta e Consiglio Regione Puglia, della Provincia Barletta Andria Trani, del Comune di Barletta e di RAI Comunicazione, è stata curata dal responsabile della sezione di Archivio di Stato di Barletta Michele Grimaldi, con il presidente del Comitato italiano Pro Canne della Battaglia, Nino Vinella, che da annilavora con i familiari delle vittime alla custodia del ricordo di quella tragedia, e rimarrà allestita e visitabile fino al 22 settembre.

Dopo i saluti del Prefetto, Emilio Dario Sensi, il quale ha ricordato il valore di un evento come questo per tenere viva la memoria del passato ed evitare il ripetersi di tali sciagure, e dopo la lettura di un messaggio inviato dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, è intervenuto il sindaco di Barletta, Cosimo Cannito.

“La vita di una sola persona ha un valore incommensurabile – ha detto il primo cittadino – e questa è la lezione fondamentale quando ci si trova innanzi a queste tragedie, lezione della quale, purtroppo, la nostra città non ha fatto tesoro, visto quello che è accaduto nel 2011 con il crollo della palazzina di via Roma”. “Ma quelle persone, le 58 vittime del ’59 e le donne schiacciate sotto le macerie della palazzina in cui lavoravano oltre 50 anni dopo, non sono morte in vano, perché oggi c’è maggiore coscienza e senso di responsabilità, la memoria di quei fatti ci sollecita costantemente ad essere attenti alla sicurezza dei fabbricati e alla incolumità delle persone. Mi piacerebbe che soprattutto i giovani visitassero questa mostra”.

E ciò avverrà, come ha spiegato Michele Grimaldi, visto che tutte le scuole cittadine sono state invitate, non appena sarà cominciata l’attività didattica, a visitare la mostra, nella quale sono esposti fotografie, documenti, video, lettere e dalla quale vengono fuori le storie, decine e decine di storie, delle persone che sotto quelle macerie sono morte, dell’unico sopravvissuto, di chi avrebbe dovuto esserci e per puro caso quella notte non si è trovato lì. Ci sono le immagini di chi scava, non solo le forze dell’ordine, ma tanti cittadini, a mani nude, come in via Roma otto anni fa, e anche l’unica foto esistente di quel palazzo prima che crollasse.

“Quella di via Canosa, con le sue 58 vittime civili – ha detto il curatore della mostra, Grimaldi – è la tragedia più grande dopo le guerre mai registrata in Italia”.“Questa mostra – ha concluso Grimaldi – è la vita perché il ricordo dell’accaduto e delle vittime afferma che non si può morire in questo modo”.

A presentare i contenuti della mostra è stato Nino Vinella, dal suo ricordo di bambino di quei fatti, il fumo, la polvere, le mani che scavavano fra le macerie, fino a quando, insieme alla sorella di una delle vittime, la signora Maria Straniero, nel 2008, riuscirono ad apporre una targa che da allora intitola a quella tragedia e alle sue vittime, un tratto di strada che collega via Canosa a Via Madonna della Croce.

Vinella ha ricordato l’emozione di una nazione, la presenza del presidente della repubblica Giovanni Gronchi ai funerali, l’attenzione di tutto il mondo su Barletta, arrivarono ben 300 telegrammi di cordoglio, e della stampa internazionale, ricordando cosa accadde. Si era costruito un palazzo senza fondamenta, sulla tettoia di un’autorimessa sottostante, non lasciando alcuno scampo per chi era lì dentro, come emerso da una relazione tecnica trovata in un fondo documentale negli archivi del Quirinale.

“Il processo che si celebrò a Trani ha perseguito i responsabili – ha detto Vinella - ma non ha ridato indietro la vita a quelle 58 persone”.

Fra gli altri era presente stamani anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia, Piero Ricci, il quale ha sottolineato come in casi come questi sia essenziale ed emerga con forza l’importanza della funzione della stampa e dei giornalisti.

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