Amarcord del giornalista Nino Vinella

Franco Zeffirelli festeggia 96 anni: nel 1985 il film "Otello" girato nel Castello di Barletta

Auguri, Maestro!

Cultura
Barletta lunedì 11 febbraio 2019
di La Redazione
Franco Zeffirelli nel Castello di Barletta
Franco Zeffirelli nel Castello di Barletta © nc

Martedì 12 febbraio Franco Zeffirelli festeggia a Firenze 96 anni di una vita consacrata all’arte, al teatro, al cinema, alla grande Cultura dell’Italia nel mondo.

E c’è un “amarcord” tutto barlettano per questa ricorrenza straordinaria… Correva l’ottobre 1985 quando il Castello di Barletta divenne il set d’eccezione per le riprese nei suoi sotterranei di “Otello”, il film in costume basato sull’opera di Giuseppe Verdi. Un cast straordinario. Due nomi su tutti gli altri: Placido Domingo nei panni del moro di Venezia, e Katia Ricciarelli ad impersonare la sfortunata Desdemona diretti dal maestro. Lui che da studente universitario di architettura a Firenze lo ricordava abbastanza diverso da come se lo ritrovò nel sopralluogo condotto in gran segreto con Vittorio Palumbieri, all’epoca direttore dell’azienda soggiorno e turismo.

Zeffirelli, guardandosi intorno nell’arena del castello, fu quasi tentato di rinunciare (“Castello restaurato malissimo, troppo cemento a vista” ebbe a sottolineare, senza peli sulla lingua a modo suo, più volte nelle interviste che ne seguirono a tutta la stampa mondiale, e replica del prof. Grisotti che lo aveva restaurato). Ma quando scese nei sotterranei, confermò l’idea alla produzione e al sindaco Aldo Bernardini.

Infatti Zeffirelli, nelle segrete del nostro castello, oggi luogo d’incontro culturale e spazio espositivo con tanto di parquet, aveva immaginato e dunque deciso di dare corpo e fisicità alle principali scene del suo monumentale “Otello” sulle musiche di Giuseppe Verdi, il film-opera prodotto da Golan Globus, gigante del cinema americano che davvero non badò a spese per garantire al regista la massima capacità di manovra finanziaria e logistica. Erano quei sotterranei nudi, deserti, dalle volte come cattedrali senza nessun orpello, con la pietra grezza e ruvida, appena lambita dalla salsedine esattamente come li voleva Zeffirelli: che affidò allo scenografo il compito di trasformarli con apparati di scena, vedi la scalinata elicoidale dove Otello incontra Iago, o nell’antro dove lo stesso Iago intona il suo “credo” ateo ad un Dio crudele. Oppure la scalea di accesso ingigantita da sculture di scena, la sala circolare del bastione ovest divenuta il salone di Otello. Ci lavorò tutta una corte di operai specializzati e di maestranze dal mondo del cinema. Vicino alla sala rossa c’era la sala trucco-parrucco, ed un esercito di comparse furono visionate per indossare armature e panni rinascimentali storicamente molto vicini all’epoca della Disfida. Zeffirelli, è vero, giunse in gran segreto, ma io ne scrissi un pezzo il giorno dopo sulla Gazzetta in Terra di Bari, e quell’annuncio portò bene alla mia ancora giovane esperienza di cronista e di corrispondente. Tanto bene che, seguendo il regista durante tutte le riprese, durante un mese intero, dentro e fuori il castello fino all’orto che esisteva sul versante a mare, parve a tutti noi (mia figlia di otto anni e mio suocero appassionato di musica lirica) di riscoprire il castello in perfetta armonia con la trama shakespeariana che Verdi affidava alle sue immortali partiture. Si, quello di Barletta era davvero il castello del Moro di Venezia…

Nel 1984, si era da poco celebrato il centenario dell’Otello verdiano nel Teatro alla scala, e la direzione dell’orchestra della Scala fu affidata a Lorin Maazel, con un cast di rango davvero internazionale: Placido Domingo nei panni del Moro di Venezia e una diafana Katia Ricciarelli come la Desdemona bionda e sofisticata. Jago era lo spagnolo Justino Diaz, il principe Urbano Barberini nel ruolo di Cassio. Intorno a loro la costumista Anna Anni, direttore della fotografia Ennio Guarnieri e Gianni Quaranta scenografo. Franco Zeffirelli amava passeggiare con la sua cagnetta Bimba per le stradine del centro storico di Santa Maria: una bella mattina ci recammo a visitare il museo civico all’epoca in Palazzo San Domenico.

Il regista visitò con noi tutte le collezioni esposte, pezzo per pezzo, dal busto di Federico II all’ingresso ma commuovendosi davanti alle opere di Giuseppe De Nittis nella galleria del chiostro, rammentando nell’ultima intervista che mi concesse il suo stupore di bambino davanti al quadretto dipinto dal pittore barlettano ed ammirato in casa del nonno a Firenze…

All’uscita del film un anno dopo, l’avvocato Giuseppe Paolillo lo fece proiettare al cinema Astra in esclusiva. Purtroppo, la fortuna decise diversamente ed ora chi volesse rivedere il castello di Barletta con l’occhio di Zeffirelli e la sua magia di grande artista si deve affidare al DVD faticosamente reperito su internet. Tuttavia, ci aiuta ancora il gossip nazional-popolare in questo particolare amarcord: il regista, che col resto della troupe risiedeva all’hotel Artù dirimpetto al castello, fu invitato dai Lions in un superbo meeting al Brigantino. Dove, a una domanda pettegola dall’elegante pubblico della serata, si lanciò senza pensarci due volte nell’indiscrezione che rompeva il segreto ormai non più tale, e che l’indomani fece il giro di tutte le prime pagine italiane, annuncio a sorpresa ascoltato dal sottoscritto, presente in sala, e dettato pari pari cinque minuti dopo agli stenografi della nostra Gazzetta verso mezzanotte del 27 ottobre 1985: Katia Ricciarelli andava fidanzata con Pippo Baudo! Davvero altri tempi…

NINO VINELLA


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