Il 6 e 7 novembre

″La parola canta″, i fratelli Servillo emozionano il pubblico del Teatro Curci

Una due giorni che ha fatto registrare il sold out, un omaggio a Napoli e alla cultura partenopea tra letteratura, teatro e musica

Cultura
Barletta giovedì 08 novembre 2018
di Giacomo Caporusso
I fratelli Servillo
I fratelli Servillo © BarlettaLive.it

“La parola canta”, un’armonia di musica e parole nella rappresentazione dei fratelli Toni e Peppe Servillo, accompagnati dal “Solis String Quartet”. Uno spettacolo fuori abbonamento messo in scena al Teatro Curci di Barletta il 6 e 7 novembre . Una due giorni che ha fatto registrare il sold out, un omaggio a Napoli e alla cultura partenopea tra letteratura, teatro e musica.

L’opera, composta di un unico atto, è un alternarsi scenico di cantato e recitativo per raccontare ed esaltare Napoli, in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni. Un susseguirsi di emozioni, che arrivano dirette e scaldano il cuore dello spettatore. Sono sensazioni uniche, quelle trasmesse da Toni Servillo; dove la dialettica stretta e veloce talvolta risulta incomprensibile, il ritmo e la mimica dell’attore riescono a mantenere alta l’attenzione.

La scena è libera da ogni distrazione. Il palcoscenico aperto e minimale composto solo da leggii, microfoni e strumenti posizionati in modo da formare un cerchio. Mattatori indiscussi I due fratelli Servillo e i musicisti, con due violini, una viola e un violoncello.

Lo spettacolo scorre piacevolmente perché i protagonisti non sono in competizione, ma al contrario, le voci e movimenti dei Servillo si fondono alle note degli strumenti e a quelle corde pizzicate con immensa bravura e precisione.

Una magia che dalla prima nota fino alla fine dello spettacolo incorona un incontro eccezionale tra duetti e spazi personali, dove l'uno lascia all'altro il giusto spazio sul palco come una magia.

Tra le tante meravigliose canzoni e poesie, non solo cantate ma anche interpretate dal leader degli “Avion Travel”, la famosissima Guapparia, di Libero Bovio e Rodolfo Falvo, un ricordo di Gabriella Ferri con Dove sta Zazà, di Raffaele Cutolo e Giuseppe Cioffi e un altro figlio della Napoli del 900, Renato Carosone con Maruzzella .

Tra i monologhi più divertenti messi in scena dalla voce narrante di “Zanna Bianca” la storia di Vincenzo De Pretore, il ladruncolo ucciso per un furto di sopravvivenza, che chiede a San Giuseppe suo protettore in terra di farlo salire in Paradiso.

A donare alla rappresentazione una nota alta di umanità è la parentesi su Genova, interpretata in modo ineccepibile da Toni Servillo, in cui traspare tutta la sua disperazione.

Il concerto si conclude con una poesia molto amata dallo stesso Toni Servillo di Michele Sovente, "Cos'è sta lengua sperduta" che come dice lo stesso attore dal palco racchiude il senso stesso della serata sul significato e sulla forza della parola. E una splendida interpretazione di Te voglio bene assaje in un duetto con Peppe che ha concluso in maniera straordinaria la rappresentazione teatrale.

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