L'udienza

​Scontro treni, la Procura si oppone al patteggiamento di Vito Piccarreta

Il processo prosegue il 2 ottobre con i primi testi

Cronaca
Barletta mercoledì 18 settembre 2019
di La Redazione
Il processo sullo scontro dei treni
Il processo sullo scontro dei treni © CoratoLive.it

Nell'udienza di oggi, la Procura di Trani ha detto "no" alla richiesta di patteggiamento della pena a 4 anni e mezzo di reclusione per il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, uno dei 17 imputati nel processo per lo scontro dei treni avvenuto il 12 luglio 2016, lungo la linea Andria-Corato di Ferrotramviaria e costato la vita a 23 persone e il ferimento di altre 51.

Secondo l'accusa la pena finale non sarebbe congrua per Piccarreta, che risponde tra gli altro dei reati di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni gravi colpose. Lo ha spiegato il pm Marcello Catalano, che sostiene l'accusa insieme al collega Alessandro Pesce, in apertura del dibattimento oggi davanti al collegio del Tribunale di Trani.

Peraltro è la seconda volta che la Procura non dà l'assenso all'applicazione della pena, non ritenendo congrua l'identità della pena. Inoltre, il collegio del Tribunale di Trani non ha accolto la richiesta di estromettere la Regione Puglia quale responsabile civile. L'avvocato Vincenzo Zaccaro aveva sollevato anche eccezione di nullità dell’atto di citazione che, a suo avviso, non chiarirebbe il perché della citazione stessa. Ma secondo i giudici la richiesta non appare accoglibile, chiarendo anche che nel primo decreto di citazione (quello emesso dall’ex collegio del Tribunale, poi ricusato su istanza di Ferrotramviaria) "la Regione era già stata messa in condizioni di interloquire sulla causa e sull’oggetto della chiamata in causa".

Il Tribunale ha inoltre ammesso le liste testi della Procura e quelle di imputati, parti e responsabili civili oltre che l'esame degli imputati, laddove richiesti. La prossima udienza è stata fissata per il 2 ottobre.

Nel processo, lo ricordiamo, sono imputate 17 persone tra manager, dirigenti e dipendenti della società, nonché un dirigente del Ministero dei Trasporti e due direttori dell’Ustif di Puglia, Basilicata e Calabria (che si occupa delle linee ferroviarie in concessione). A processo anche la società Ferrotramviaria in qualità di persona giuridica. I reati contestati, a vario titolo, (alle persone fisiche) sono quelli di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso. Sono costituite come parti civili (solo nei confronti delle persone fisiche) la Regione Puglia, i Comuni di Corato, Andria e Ruvo di Puglia, le associazioni Acu, Ubf, Codacons, Confconsumatori, Anmil e Gepa, oltre ai parenti delle vittime e ai passeggeri sopravvissuti (ad eccezione di quanti hanno ritirato la costituzione dopo aver già ottenuto i risarcimenti danni dall’assicurazione). Ferrotramviaria, Ministero dei Trasporti e Regione Puglia sono stati citati in qualità di responsabili civili.
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I commenti degli utenti
  • Giuseppina ha scritto il 19 settembre 2019 alle 06:39 :

    premetto che non mi riferisco al caso dell'articolo ma bei tempi quando in galera ci andavi anche se insultavi una persona e la pena la scontavi tutta, fino alla fine dell'ergastolo. E quando uscivi eri un altro uomo. Non come adesso, che ammazzi le persone, metti le bombe, fai gli attentati terroristici ed esci il giorno dopo. Se rubi una mela dal fruttivendolo ora rischi l'ergastolo, i politici rubano i miliardi e stanno ancora a spasso. Ai miei tempi era diverso, a pane e acqua ti mettevano, murato vivo con una sola fessura per far passare l'acqua e il cibo. E se sgarravi andavi sulla sedia ad elettricità. Ho vissuto all 'estero per molto anni ed era così. Altri tempi, c'era la pena di morte ma funzionava la rieducazione del condannato che una volta uscito veniva reinserito in società Rispondi a Giuseppina

    Licio ha scritto il 19 settembre 2019 alle 11:11 :

    Hai ragione ci vuole una riforma della giustizia, chi sbaglia in carcere a vita e buttare la chiave, ai lavori forzati, in miniera o nei cantieri a spaccare la legna,, anche io ho vissuto all'esterno ed era tutta un'altra cosa, nessuno violava la legge, non faceva niente e se buttavi una carta per terra ti prendevano nome e cognome, polizia a casa, processo per direttissima, e ti decapitavano. dopo poi vedi come non lo facevi più. Eh, i racconti di mio nonno che era stato prigioniero in Corea ed era riuscito ad evadere. prima c'erano più valori, è vero. venuto in italia poi ha detto come era tutto diverso comunque dobbiamo essere garantisti sono tutti innocenti fino al 4° grado di giudizio e fino a prova contraria, non dobbiamo essere presunti colpevoli ma presunti innocenti Rispondi a Licio