L'approfondimento

A Barletta cittadini "sceriffi" tra sacchetti selvaggi e deiezioni canine:ma attenzione alla privacy

Segnalazioni che si susseguono senza sosta sui social: la signora che abbandona il sacchetto della spazzatura dietro l’angolo, il parcheggio abusivo sulle strisce pedonali, il padrone che non raccoglie le deiezioni del cane

Attualità
Barletta venerdì 11 gennaio 2019
di Cosimo Giuseppe Pastore
Abbandono di rifiuti
Abbandono di rifiuti © nc

Denunciare pubblicamente comportamenti illeciti in danno della collettività, salvaguardando la privacy dei soggetti coinvolti. Non solo è possibile, ma doveroso. È una questione che abbiamo ritenuto interessante porre all’attenzione dei lettori, alla luce delle segnalazioni che si susseguono senza sosta sui social: la signora che abbandona il sacchetto della spazzatura dietro l’angolo, il parcheggio abusivo sulle strisce pedonali, il padrone che non raccoglie le deiezioni del proprio cane. Insomma, a Barletta sembrano essere diventati tutti un po’ “sceriffi”. Basta un comune smartphone e il gioco è fatto: idolatrati dai concittadini, piogge di pollici all’insù, condivisioni e commenti memorabili costellano i profili privati del portatore di giustizia di turno.

Appunto, “privati”. Il problema è proprio questo: possono davvero dei privati cittadini riprendere, a mezzo foto o video, persone che commettono un’infrazione e addirittura diffondere online il materiale senza nemmeno oscurarne i volti? Le immagini del sacchetto selvaggio abitualmente rese note da Palazzo di città ritraggono sì i furbetti, ma coprendone il volto, così come quelle diffuse dalle forze dell’ordine nello svolgimento delle loro indagini. Di recente il Nucleo Guardie Ambientali (con cui il Comune ha sottoscritto una convenzione) ha invitato direttamente i cittadini ad inviare segnalazioni da cui si evinca “inequivocabilmente la condotta illegittima e i volti dei proprietari”, per collaborare all’attività di contrasto all’abbandono delle deiezioni canine. Si sollecita quindi, opportunamente, il senso civico ai fini di una attività di collaborazione, appunto, con soggetti qualificati che hanno il dovere di trattare le informazioni e i dati personali ricevuti secondo quanto prevede la normativa in materia.

A fare scalpore però, nelle ultime ore, è il video che ritrae una cittadina barlettana (preceduta da un passante) abbandonare un sacchetto di spazzatura per strada, posandolo dietro l’angolo, nella convinzione di non essere vista da nessuno.Nel video, che ha totalizzato circa 50 mila visualizzazioni, veniva mostrato il volto non solo della cittadina responsabile dell’illecito abbandono ma anche di un passante del tutto estraneo alla violazione. A quasi una settimana dalla pubblicazione, tuttavia, il video contenuto nel post è stato sostituito con uno analogo in cui il volto della signora risulta prudentemente coperto. Se a sparire, allora, sono state le migliaia di visualizzazioni, lo stesso non può dirsi della pioggia di commenti e insulti. Da “Ke schifoooo” o “Complimenti vivissimi (stronza)”, fino ai più coloriti e mediterranei: “E nessuno la riconosce questa debosciata?”, “Non posso crederci, sta zozza”, “Trozzolosaaaaaa!!”, “C kian d seiv” e via discorrendo in una gogna mediatica cittadina in cui la signora coinvolta, prima o poi, riconoscerà se stessa, così come qualcuno ha già riconosciuto l’angolo di città “infestato”.

Ecco, il rischio che per ogni sceriffo si inauguri una gogna mediatica a causa di commenti riprovevoli è dietro l’angolo, proprio come il sacchetto della spazzatura. E dietro l’angolo è anche il rischio di ledere la privacy altrui, non per aver immortalato la trasgressione, precisiamo, ma per aver reso pubblica la cosa senza mascherare il volto del proprietario del cane, la targa dell’auto parcheggiata sulle strisce pedonali o il viso del passante “sporcaccione”. Insomma, la ratio è evidente: è lecita la condotta di chi filma persone sconosciute nell’atto di commettere un illecito, purché non diffonda le immagini per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con sent. n. 18908, del 13.05.2011. Per capirne di più ci siamo rivolti ad un legale, il quale ci ha spiegato come l’argomento sia molto delicato e la Cassazione faccia molte distinzioni sul punto.

In primo luogo, definiamo meglio la cornice normativa generale di casi analoghi. Una fotografia o un video che contengano delle persone riconoscibili o la targa leggibile di un’auto sono considerati “dati personali” a tutti gli effetti e la loro diffusione è soggetta alle prescrizioni del Codice della Privacy, che all’art. 5 (Oggetto ed ambito di applicazione) comma 3specifica che “il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali è soggetto all’applicazione del presente codice se i dati sono destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione”. Cosa significa? Che una persona fisica che scatta fotografie e/o realizza video che riprendono persone in un luogo pubblico od accessibile è soggetta al rispetto integrale del Codice Privacy, dovendo comunque evitare di cagionare danni in conseguenza del trattamento dei dati, custodendoli con diligenza. Colui che carica in rete un video o una fotografia nel cui contenuto vi è la presenza di un soggetto identificato o identificabile oppure la targa dell’auto leggibile, de facto sta compiendo una diffusione di dati personali (il viso, la targa) per cui deve ottemperare a tutte le norme stabilite nel Codice Privacy, tra cui l’informativa ai sensi dell’art. 13, il consenso esplicito al trattamento dei dati, le modalità di trattamento e conservazione; se non lo fa, corre il rischio che la persona interessata (il soggetto ripreso, il proprietario del veicolo, …) possa avanzare pretese risarcitorie per i danni cagionati alla sua immagine dovuti alla diffusione del video ovvero che il Garante della Privacy condanni colui che ha pubblicato il video alle sanzioni previste, che sono dell’ordine di migliaia di euro.

«Nel caso di specie – ha evidenziato il nostro legale – si tratterebbe di video ripresi con apparecchiature non installate dal Comune. Riprese del genere possono essere fatte, ma non pubblicate, se non oscurando i dati personali (viso, targhe e tutto ciò che può consentire di risalire alla persona), salvo quando si tratti di ricerche autorizzate dall’autorità giudiziaria». Spesso, infatti, i carabinieri diffondono volutamente il viso di una persona per reati gravi, come quelli legati al terrorismo, oppure nel caso di una persona ricercata, chiedendo collaborazione ai cittadini, ma non certo per illeciti amministrativi come quelli che stiamo analizzando. «Se il viso è facilmente riconoscibile, la targa leggibile e così via – ci ha spiegato il legale – questi elementi devono essere oscurati prima di essere pubblicati su un social network o diffusi». La necessità di oscurare i dati personali, inoltre, è strettamente legata alla qualità della foto o del video che se è già così scarsa da rendere irriconoscibili i dati, non richiede filtri o maschere ulteriori.

«La regola generale è che non possono essere divulgati filmati o foto che ritraggono l’autore di un illecito amministrativo. Con il recente comunicato che è stato diffuso (dal Nucleo Guardie Ambientali n.d.r) si lascia intendere al cittadino che si possa elevare una contravvenzione sulla base delle foto o dei video inviati, senza invece fargli capire che quel materiale non è sufficiente, ma è solo l’input per risalire all’autore». Quelle foto, infatti, sarebbero facilmente attaccabili così come sarebbero ininfluenti le dichiarazioni di un privato cittadino che non avendo fede pubblica, valgono solo come testimonianza. Invece che infervorare i cittadini, allora, sarebbe stato più consono indicare un numero telefonico da contattare per richiedere un intervento tempestivo. Seppur lecito l’invito fatto dal Nucleo Guardie Ambientali, il nostro legale ci spiega che si fa molto leva sull’articolo 13 della legge sulla depenalizzazione che consente di rilevare le violazioni assumendo informazioni da terze persone. Nella pratica, tuttavia, la giurisprudenza di merito e in particolare il giudice di pace annulla la maggior parte dei verbali fatti in questo modo.

In conclusione, è bene che si denuncino, anche pubblicamente, comportamenti illeciti, ma senza mai derogare arbitrariamente alla normativa in materia di privacy. Cittadini, siate gli occhi della città, della vostra città, ma non fatevi prendervi troppo la mano. Utilizzare le opportune accortezze, informare ed essere informati, potrebbe salvarvi da spiacevoli inconvenienti legali, perché da denuncianti a “sceriffi” il passo è breve ma potrebbe costarvi molto caro.


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