Oggi, 12 settembre, anniversario dell'eccidio

Occupazione nazista, Tarantino (ANPI BAT): "Ricordare tutte le vittime, non solo ex Palazzo Poste"

All’occupazione della città seguì la vile uccisione di 34 civili e il ferimento di altri 65

Attualità
Barletta domenica 12 settembre 2021
di La Redazione
Rappresaglia tedesca a Barletta
Rappresaglia tedesca a Barletta © ANPI BAT

8 Settembre 1943: Badoglio annuncia alla Nazione l’armistizio con gli anglo americani già firmato a Cassibile, in Sicilia, il giorno 3 settembre: lo Stato pare debba dissolversi, l’Esercito italiano non riceve ordini o riceve ordini ambigui se non contraddittori.

È il momento, per i cittadini e per i militari, delle scelte: c’è chi fugge, c’è chi si nasconde, c’è chi si schiera dalla parte dei nazisti e dei fascisti e c’è, invece, chi decide di “fare la propria parte” per chiudere definitivamente con fascismo e con l’ex alleato nazista e con i loro crimini.

A Barletta, ricevuto nelle primissime ore dell’11 settembre l’ordine di “considerare le truppe germaniche come truppe nemiche ed agire di conseguenza” i soldati del locale Presidio militare comandati dal colonnello Francesco Grasso, pur con poche armi, resistono e riescono a respingere l’attacco nemico ma, abbandonati dai comandi superiori che non inviano gli aiuti richiesti, sono costretti ad arrendersi per evitare più gravi conseguenze per la popolazione civile e la distruzione della città. 37 soldati perdono la vita nella difesa di Barletta, 27 restano feriti in maniera più o meno grave. Segue l’occupazione della città e la vile uccisione di 34 civili e il ferimento di altri 65. Tra le vittime civili, i dieci vigili e i due netturbini.

Barletta, fra le prime città in Italia, sperimenta sulla propria pelle la rabbiosa vendetta tedesca che, fino all’aprile 1945, macchierà di sangue la Penisola.

«… a Barletta hanno chiamato a raccolta la popolazione, dicendo che avrebbero distribuito i viveri, e invece hanno tirato fuori le mitragliatrici e hanno sparato, cose del genere hanno fatto. Poi, per strada, strappavano orologi e anelli, come i banditi. Ce l’hanno raccontato i soldati stessi, di come hanno infierito». E, ancora: «In Italia, in ogni posto dove arrivavamo, il tenente ci diceva sempre: “Per prima cosa facciamone fuori qualcuno!”. Diceva: “Allora, fatene fuori venti, così avremo un po’ di calma, che non si facciano strane idee!”. (Risate.) Tutti sulla piazza del mercato, poi arrivava uno con il mitra, rrr-rum, e tutti a terra”. Poi diceva: “Benissimo! Porci!”. Aveva una tale rabbia nei confronti degli Italiani, da non crederci»! Questo risulta dalle intercettazioni dei militari tedeschi prigionieri degli Alleati riportate in “Soldaten” Collezione storica Garzanti, 2012.

Solo grazie al lavoro coraggioso, capillare e ostinato di privati cittadini barlettani, sostenuti – poi – da valenti storici e giornalisti (ricordo, per tutti, Gerhard Schreiber, Roberto Olla, Vito Antonio Leuzzi, Mario Pirani…) è stato possibile ricostruire l’inoppugnabile verità storica dei fatti del settembre 1943, al di là delle “chiacchiere di paese”, degli arbitrari racconti, dei giudizi fantasiosi, infondati, di parte.

L’unicità di ciò che Barletta visse in quelle tragiche giornate è stata riconosciuta con il conferimento di due medaglie d’oro per la Resistenza che pochissime città in Italia possono vantare, e di ciò ogni Barlettano dovrebbe essere orgoglioso e attento e geloso custode.

Eppure, mi sembra che così non è: in occasione del settantottesimo anniversario del settembre 1943 si deporrà solo una corona alla lapide che ricorda l’eccidio dei dieci vigili urbani e dei due netturbini. E le altre vittime civili, i bambini, le donne, gli anziani feriti o uccisi? E i militari che rimasero al loro posto a combattere una eroica e sfortunata battaglia in difesa di Barletta?

Certo, l’eccidio dell’ex Palazzo delle Poste va ricordato adeguatamente perché ha un grande valore simbolico nella memoria collettiva cittadina, ma non è ragione sufficiente per ignorare tutto il resto, a meno che non si voglia tornare al passato e annullare ciò che negli ultimi trent’anni è stato fatto per scoprire e ricostruire quanto veramente avvenuto nella nostra città.

Dietro questa decisione, ci sono ragioni legate alla prudenza che è necessario osservare in tempo di covid? E, allora, le altre manifestazioni che si svolgeranno nella nostra città in questi giorni?

Personalmente, come cittadino e come presidente dell’ANPI BAT, continuerò a raccontare gli eventi del settembre 1943. Non mi arrendo e non mi lascio scoraggiare.

 

Roberto Tarantino, presidente ANPI BAT

 

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