Il libro

“Una storia svelata”, il libro del prof. Mascolo presentato al Circolo Unione di Barletta

Le vicende narrate si svolgono tra le due città dell'autore, Barletta e Margherita di Savoia

Cultura
Barletta domenica 10 aprile 2016
di Antonio Di Domenico
Libro del prof. Ruggiero Mascolo
Libro del prof. Ruggiero Mascolo © n.c.

"Una storia svelata" è il titolo del romanzo di Ruggiero Mascolo, presentato sabato 2 aprile presso il Circolo Unione di Barletta, alla presenza del Sindaco del capoluogo della provincia ofantina Pasquale Cascella e dell’Assessore Michele Damato, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale di Margherita di Savoia.

Le vicende narrate si svolgono, infatti, tra le due località, poli reali e metaforici di un intreccio di eventi esterni e interiori, che hanno connotato, sul piano psicologico, sociale e culturale, la vita dell’autore nel suo svolgersi spazio-temporale.                                                                                                                                                

Sono intervenuti: il Prof. Ugo Villani, docente di diritto internazionale, che ha sapientemente coordinato i lavori; la Prof.ssa Rita Farano, docente di lettere; il Dott. Renato Russo, editore; il Prof. Carlo Tavani, docente di lettere, ma qui nella veste di lettore di alcuni emblematici passi del testo e di interprete canoro di alcune “voci della memoria” riportate dall’autore.                                                                                                                         

Il Dott. Renato Russo ha tracciato un profilo ‘pubblico’ del Prof. Mascolo, a partire dalla militanza studentesca e politica, fino all’impegno civile e agli interventi per la crescita culturale di Barletta (sua città natale), citando le numerose pubblicazioni e collaborazioni, soprattutto durante il lungo periodo di direzione della Biblioteca Comunale, del Museo-Pinacoteca e del Castello.                                                                                                                                                                                          

“Ma si tratta veramente di un romanzo?”, è la domanda che si è posta la Prof.ssa Farano nella sua apprezzata relazione. Certamente no, se si pensa al classico dipanarsi di un romanzo.                                                                                                         

Trattasi, in realtà, di una autobiografia che, sotto mentite spoglie, ripercorre a ritroso la storia personale nelle sue relazioni con l’ambiente e il contesto, ogni volta mutevoli, ma sempre più interiorizzate in rapporto all’espandersi della visione del protagonista. La stessa scrittura/narrazione diventa così una chiarificazione a se stesso (e agli altri) delle esperienze vissute, come un cono di luce che gradualmente si allarga per illuminare quelle zone, più lontane, che fino a qualche tempo prima erano ancora in ombra. La Russia, Santiago di Compostela, la Biblioteca, l’Unitre, le tappe di crescita, di militanza, di studio, di ricerca e di lavoro, tutto si confonde e si delinea dal coacervo della memoria, pronta ad assegnare a ciascuna esperienza il proprio posto nella mente e, soprattutto, nel cuore dell’autore.

La trama, se di trama si può parlare, va individuata nell’intreccio degli episodi, non cronologicamente o necessariamente collegati, che trovano la loro unitarietà nella costante ricerca e collocazione del proprio sé, da parte del protagonista. Il percorso ermeneutico dell’autore diventa, così, paradigmatico per ogni lettore che voglia farne strumento per approfondire la conoscenza di se stesso. In tale itinerario appaiono essenziali i versi che l’autore ha voluto riportare all’inizio di ogni capitolo e nel cap. XII, l’ultimo, che raccoglie le poesie del protagonista Luca. In esse, forse più che nel testo narrato, si possono cogliere la profondità e il tormento, ma anche il valore simbolico e universale, del suo sentire.

E si possono cogliere i riferimenti letterari: quelli in chiaro (Montale, Proust, Calvino, Pessoa), e quelli criptati che ognuno potrà esercitarsi a rintracciare. D’altronde non è stato il Prof. Mascolo, per lavoro o per passione, cultore di libri, di scrittori e di poeti, anche a dispetto della materialità della vita? E non è, forse, quella comunanza un modo, un tentativo per salvare dall’oblio, a cui inesorabilmente è destinata, la progenie di Adamo? Una vita di roba / scontiamo che arte/ nega e giustizia / e, forse, il ricordo.                                                                                                                                                      

E che dire della scrittura? Una scrittura che risulta semplice, elegante, ma di una semplicità/eleganza conquistata con perizia e con fatica, cioè – come spiega lo stesso autore -  fatta di parole non solo ‘legate’ ad un senso preciso, ma, più propriamente, ‘scelte’. Oggi che si legge e si scrive di tutto, eleggendo gli errori a evoluzioni linguistiche, è questo un pregio  di inestimabile valore.                                                                                            

E dello stile? Si passa da un andamento pacato ad un incedere concitato, in linea con le vicende narrate, con lo stato d’animo dei personaggi e con l’ingorgo mnesico che procedendo si determina. Come una sinfonia o, forse più propriamente, come una suite ellingtoniana.   
 

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