Il fatto

Paul Connett:«Fermate la cementeria. Combattete per la vostra comunità, per i vostri figli»

L'appello ai barlettani del padre della Strategia Rifiuti Zero

Cronaca
Barletta lunedì 10 novembre 2014
di Michele Lamonaca
Barletta - Meeting Internazionale "No incenerimento, sì Rifiuti Zero"
Barletta - Meeting Internazionale "No incenerimento, sì Rifiuti Zero" © Barlettalive.it

A un certo punto il professore ha guardato negli occhi la platea, esortando con veemenza i barlettani presenti a lottare contro la combustione dei rifiuti. Perché quello che la Buzzi Unicem sta facendo, assieme a tante altre cementerie sparse per il mondo,  è far pagare un costo altissimo alla collettività, per gonfiare il conto in banca di pochi privati.

L'intervento di Paul Connett, scienziato statunitense nonchè docente di chimica e tossicologia alla St. Lawrence University di New York, era uno dei più attesi. Del resto non poteva essere altrimenti. Connett, da sempre attivista ambientale, è infatti uno dei padri fondatori della Strategia Rifiuti Zero.

E le aspettative non sono state disattese. Per Connett la gestione dei rifiuti che si conclude con il loro incenerimento è una pratica da debellare. I posti di lavoro creati da questi impianti industriali sono niente se messi a confronto con i danni alla salute provocati dalle sostanze nocive emesse dai camini degli inceneritori e delle cementerie.

Connett ha elencato uno ad uno tutti i motivi della sua battaglia, che è anche la stessa dei tanti delegati arrivati a Barletta per il meeting internazionale "No incenerimento, sì Rifiuti Zero" .

«L'incenerimento dei rifiuti significa disperdere innanzitutto energia utilizzabile in altro modo. E significa disperdere nell'aria metalli pesanti che non possono essere più distrutti. Ogni quattro tonnellate di rifiuti, se ne produce una di polveri nocive», ha spiegato il professore.

Il sistema di raccolta delle polveri è la parte più costosa del lavoro a carico delle cementerie. Sulla questione Connett ha fatto un rapida ricognizione su quello che accade nel resto del mondo, evidenziando le soluzioni a volte paradossali a cui ricorrono i singoli paesi. «In Germania e Svizzera le mettono in sacchi di nylon, depositati a loro volta nelle miniere di sale. In Giappone le vetrificano. In Danimarca risolvono il problema mandandole in Norvegia. In Inghilterra, invece, le polveri vanno a finire nelle discariche».

Per ridurre al minimo i rischi legati alle polveri nocive «servirebbe una forte regolazione, un adeguato monitoraggio e il controllo della combustione, che invece molto spesso sono assenti», ha ricordato Connett.

L'altro grosso problema dell'incenerimento è quello delle nano particelle, per le quali «esiste un buco normativo sulla loro misurazione». Altra situazione paradossale, visto che queste particelle «sono capaci di coprire lunghe distanze, e penetrare nei polmoni, entrando nel sangue senza alcuna possibilità di difesa da parte dell'organismo umano». Ma la cosa ancora più agghiacciante è che «le industrie non sanno rispondere alle domande degli scienziati sulla nano tossicologia».

Il professore ha poi sollevato la questione della diossina che «viene trasferita direttamente al feto». Connett ha ricordato un recente esperimento sui neonati, «impressionante» per i risultati forniti. «La diossina è in grado di danneggiare il cervello e sei sistemi ormonali del feto, nonché il suo livello di insulina». Ma «noi vogliamo la diossina fuori dai nostri bambini», ha ribadito a gran voce il professore. Ricordando come «in Germania e Belgio la misurazione della diossina sia continua, mentre questo in Italia non avviene. Ma controllare e contenere le polveri non basterebbe ad eliminare i danni», ha poi aggiunto

Connett ha quindi puntato il dito contro le cementerie che si sono reinventate come  inceneritori di rifiuti.  «Mi oppongo da trent'anni a questo modo di operare, perché la questione è affidata a tecnologie e a professionisti di basso profilo. E come se non bastasse le compagnie del cemento incassano di più quando il rifiuto è più tossico. Una delle più grandi compagnie del settore ha ammesso che oramai ottiene profitti più alti bruciando rifiuti anziché producendo cemento. Ma così - ha concluso Connett - i costi per la salute e per le comunità coinvolte sono altissimi».


Ecco perché «non è possibile che quella di Barletta resti ancoro lì dov'è, nel centro della città», ha affermato Connett. Di qui l'appello ai barlettani presenti in sala consiliare:«fermate la cementeria, combattete per la vostra comunità, per i vostri figli». Secondo il professore la sorte dei lavoratori della cementeria non può influire sulla scelta. «Bisogna fermare questa contaminazione adesso, utilizzando anche la Strategia Rifiuti Zero, che è in grado di creare posti di lavoro».
A conclusione del suo intervento Connett a rilanciato al sua idea sul quello che deve essere l'obiettivo finale della lotta ambientalista sulla gestione dei rifiuti:«Il nostro compito oggi è quello di fermare il sistema di produzione delle industrie. Non devono poter più realizzare materiali e prodotti che poi devono essere distrutti. A loro bisogna chiedere un nuovo modo di progettare».

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