Il fatto

Centenario della nascita di Cosimo Puttilli, campione di marcia. Ecco il ricordo di Nino Vinella

L'atleta barlettano vinse per due volte il Campionato Italiano della sua specialità

Attualità
Barletta domenica 23 giugno 2013
di Redazione
Puttilli e Mennea
Puttilli e Mennea © n.c.

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento del giornalista Nino Vinella, per ricordare Cosimo Puttilli, atleta barlettano capace di vincere per due volte il Campionato Italiano di Marcia.

Ecco il testo: 

"Cento anni fa, il 22 giugno 1913, nasceva a Barletta Cosimino Puttilli, popolarissima figura di atleta nella faticosa disciplina della marcia: fra gli anni Trenta e Quaranta, fino al secondo dopoguerra, avrebbe impersonato il ruolo di autentico “campione” dello sport più duro e puro, un personaggio che piaceva alla gente proprio per la sua naturale schiettezza e simpatia. Ecco il ricordo del giornalista Nino Vinella.

Puttilli conquistò due volte campione italiano di marcia. Sulla distanza dei  50 chilometri da Milano a Como, il 9 ottobre 1938, il primo titolo tricolore, la vittoria che avrebbe fatto conoscere in tutta Italia il nome di Barletta sportiva: “Io correvo pensando solo al paese, vincendo con Barletta negli occhi e nel cuore” mi dichiarò per un servizio sulla Gazzetta in occasione delle sue “nozze d’oro” con quel successo, cinquant’anni dopo.  Solo in quell’occasione a Cosimino fu reso omaggio da parte dell’amministrazione comunale (sindaco Nicola Larosa) con una cerimonia pubblica e la consegna di una medaglia d’oro, nella scia aperta dalla sua impresa in cui si riconosceva come atleta ancor più eroico il barlettanissimo Pietro Mennea che a lui si rivolgeva chiamandolo “campione” perfino nei frequenti momenti di familiarità e di confidenza, perfino dopo la conquista del record mondiale sui 200 e l’oro olimpionico.

Fra i due c’era un rapporto di reciproco affetto e di ammirazione, quasi una staffetta di sentimenti e di emozioni miste al richiamo della barlettanità. Puttilli è stato il riferimento di partenza per Mennea come alfiere contro il dilagare del doping nello sport, l’esempio umano di una purezza ideale (e pratica) dello sport come valore da praticare anche nella vita di tutti i giorni.

E Cosimino Puttilli, da giovane carpentiere e poi panettiere, negli anni ruggenti sotto il fascismo arruolato nella milizia ferroviaria, fu definito “un atleta di regime”: appellativo che gli costò parecchio dopo la caduta e la fine della seconda guerra mondiale.

Puttilli seppe lottare e volle riemergere da quel periodo buio sempre e solo grazie allo sport e alla dura disciplina podistica: conquistando il secondo titolo di campione italiano il 21 settembre 1947, sulle strade tra Barletta, Andria e Trani, sempre sulla distanza dei 50 chilometri ma percorsi allora sulla terra di casa.

Una carriera lunga ben diciotto anni, con l’unica amarezza della mancata partecipazione alle Olimpiadi del 1948 a Londra: esclusione dovuta, secondo alcune voci mai confermate ufficialmente, alla provenienza “meridionale” di Puttilli…

Da questo punto di vista, il parallelo con la biografia di Mennea, freccia del sud e vincente assoluto a dispetto di tutti, trova nella vita di Cosimino Puttilli un accostamento tanto più esatto se si considera che i due campioni, insieme, hanno sempre impegnato se stessi per battaglie di civiltà come la costruzione di nuove piste per l’atletica, il miglioramento dell’impiantistica nelle scuole, l’educazione della gioventù  allo sport.

Puttilli si è spento nel 1994, ad 81 anni, lasciandosi dietro un ricordo incancellabile: “Sono stato il primo cittadino barlettano di tutti i tempi a dare alla mia città l’onore sportivo del titolo italiano”.

Grazie, Cosimino!".

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