Il palco del Liceo Artistico Federico II: "I figli della mula", un omaggio alla cultura contadina

Mariacarla Quaranta LiveYou - Attualità
Barletta - domenica 03 marzo 2019
Il palco del Liceo Artistico Federico II: "I figli della mula", un omaggio alla cultura contadina

Tutto è già iniziato per i festeggiamenti del Carnevale coratino che quest’anno compie 40 anni: vestiti di varie fogge e colori, maschere e travestimenti originali stanno inondando le strade del centro e, naturalmente, non poteva mancare il palco allestito dal Liceo Artistico Federico II “Stupor mundi”, realizzato dai professori Emanuele Pastoressa e Sergio Rubini, con le classi III C e V C dell’indirizzo scenografia. Per l’occasione è stato progettato e realizzato un palco con una grande mula in struttura reticolare in tondino di ferro e sul collo un poliedro stellato che rappresenta la guarnitura usata per agganciare l’animale al carro, su cui c’erano le iniziali del proprietario.

Qualche signore dai capelli canuti, carico di ricordi dei tempi andati, avrà sorriso nel vedere l’enorme creatura e la scritta “I figli della mula” e avrà pensato ad una battuta carnascialesca, dato che fino a 50 anni fa la mula era un animale diffusamente presente nei nostri paesi contadini e a tutti era noto che fosse sterile, perché frutto di un incrocio tra il maschio dell’asino e la femmina del cavallo. Quali figli, allora, senza in realtà nessuna possibilità di generare?

Questa battuta burlesca, in fondo, nasconde una grande verità: è l’omaggio che il Federico II ha voluto fare alla tradizione contadina, da cui noi tutti discendiamo, in sintonia con il tema proposto quest’anno dal Carnevale coratino, “cultura e tradizione”. Come sostiene il professor Pastoressa “è naturale e quasi d’obbligo celebrare questo straordinario animale, mansueto, resistente, tenace, ostinato e irriducibile che ha trainato, e non solo in senso figurato, una economia povera e stentata, ma capace di catalizzare valori, materiali e immateriali, che hanno nutrito decine di generazioni.” Il passaggio dalla civiltà contadina a quella industriale prima e tecnologica e digitalizzata ora ha stravolto nel giro di pochi decenni un mondo che era stato sostanzialmente immutato per secoli, trascinando via con sé idee, valori, modi di pensare. Da subito si è cercato di smantellare questo passato contadino così ingombrante, fatto di soprusi e arroganza da parte dei ricchi proprietari terrieri, di fatiche e sudore quotidiano, dimenticando quello che di buono c’era, primo fra tutti il valore dell’unità, valido nella vita lavorativa e in quella familiare, e il senso comune di appartenenza che ci rendeva, in vari modi, figli e fratelli di questo stesso padre, il mondo contadino. La sconfinata libertà dei nostri tempi senza argini e riferimenti, che ci lascia smarriti, l’individualismo moderno che reca con sé tanta solitudine, la frenesia e i ritmi incalzanti dei nostri giorni che rendono tutti un po’ stressati, dovrebbero spingerci a riflettere e, magari, a fare un giro ideale in groppa alla mula fra i sentieri impervi e incontaminati della Murgia per respirare l’aria di un tempo, quella dei nostri padri, e la mula, forse, potrà ancora indicarci la via.

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