Dalla “Disfida” al Risorgimento

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Michela Lamonaca

Con un accordo stipulato nel 1500, all'insaputa del Re di Napoli, francesi e spagnoli si spartirono l'Italia meridionale. Fu così che gli spagnoli al comando di Re Ferdinando il Cattolico presero il posto della dinastia aragonese facendo di Barletta il loro quartiere generale.

Ma il patto tra le due fazioni durò ben poco perciò i francesi, già presenti in Capitanata, nel settembre del 1502 assediarono Barletta, primo avanposto degli spagnoli rivelatosi poi inespugnabile grazie all'ampliamento delle mura e del castello operato dagli aragonesi.

Durante i sette mesi dell'assedio, Barletta, fu teatro di una vicenda storica memorabile meglio nota come Disfida di Barletta avvenuta il giorno 13 febbraio del 1503.
Si racconta che durante le sortite dei soldati spagnoli assieme ai cavalieri di ventura italiani furono fatti numerosi prigionieri francesi tra cui Charles de Tongue detto Monsieur de La Motte.

Questo, durante un banchetto in onore dei prigionieri tenutosi nell'antica Osteria di Veleno, oggi chiamata Cantina della Disfida, offese pesantemente l'onore dei soldati di ventura italiani chiamandoli codardi e traditori. 

I cavalieri italiani chiesero subito a quelli francesi di ritirare le offese ricevute altrimenti sarebbe stato loro diritto chiedere soddisfazione con un duello armato ma le offese non furono ritirate e così toccò ai francesi decidere come e quando si sarebbe tenuto lo scontro.

La mattina del 13 febbraio 1503 tredici cavalieri italiani tra i più coraggiosi del regno, guidati da Ettore Fieramosca da Capua, affrontarono i tredici cavalieri francesi su un terreno compreso tra Andria e Corato. Gli italiani riportarono una vittoria piena e da allora  quell'evento viene ricordato col nome di Disfida di Barletta.

Saputa la notizia l'intera città andò incontro ai vincitori portando in processione il quadro dell'Assunta conservato nella Cattedrale tra manifestazioni di entusiasmo e giubilo come non si erano mai viste.

Ma i francesi non dimenticatrono e così nel 1528, Odetto di Foix, generale delle truppe francesi, una volta sceso in Puglia mandò contro Barletta Renzo da Ceri che approfittò dei dissidi interni alla popolazione per entrare in città con l'aiuto di alcuni sostenitori.


Fu allora che il giovane di famiglia nobile, Marino Bruno, a cui oggi è dedicato un vicolo che sbuca su via Duomo, affrontò coraggiosamente il capitano francese dichiarandolo  prigioniero in nome del Re di Spagna ma fu preso e impiccato.

Renzo de Ceri fece bruciare e radere al suolo senza alcun pietà tutte le chiese, i conventi, i palazzi e le abitazioni più umili che sorgevano al di fuori delle mura portando in città miseria e desolazione. Si salvarono solo le chiese più grandi che fortunatamente era situate all'interno delle mura: la chiesa di Santa Maria Maggiore, la chiesa del Santo Sepolcro, la chiesa di San Giacomo.

Quell'evento così terribile segnò l'inizio del declino della città di Barletta che fino a quel momento aveva conosciuto onori e gloria. Tra i motivi c'è il cattivo governo degli spagnoli e le numerose calamità naturali che si abbatterono sulla città nel XVII secolo.

Nel 1656 cominciò la peste che dimezzò il numero degli abitanti e  finirono i tre terremoti avvenuti rispettivamente nel 1689, nel 1731 e nel 1743. Solo alla fine del XVIII secolo la città riprese a vivere con maggiore tranquillità aderendo alla Repubblica Napoletana proclamata dai bonapartisti nel 1799, una scelta che dopo la restaurazione borbonica costò la vita a tantissimi cittadini barlettani. Durante il periodo in cui la Repubblica Napoletana fu retta da Gioacchino Murat, e più precisamente nel 1809,  furono soppressi tutti gli ordini monastici e tutti i conventi presenti in città dai quali vennero sottratti tutti i beni materiali.

Nel Risorgimento Barletta seppe dare il suo contributo alla Patria con un battaglione di volontari costituito dal maggiore Angelo Lacerenza che ebbe la promozione da Garibaldi in persona il giorno 8 ottobre del 1860. Il battaglione fu aggregato alla divisione Bixio e si distinse per il suo eroismo nelle battaglie di Maddaloni, Caserta e Capua.  In quel periodo Barletta riuscì mantenere intatta la sua importanza culturale e religiosa tanto che, sempre nel 1860, Papa Pio IX la elevò a diocesi.

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