Ricchezza e benessere sotto Angioini e Aragonesi

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Michela Lamonaca

Manfredi venne ucciso durante la battaglia di Benevento nel 1266 per mano dell'esercito di Carlo I d'Angiò, fratello di luigi IX re di Francia, e il Regno di Sicilia passò nelle mani della dinastia Angioina.   

Il francese portò a Barletta la Zecca per la coniazione delle monete d'oro che si coniavano a Brindisi, e fu così fino al 1277, anno in cui la zecca fu trasferita a Castel Capuano a Napoli. Una decisione presa su suggerimento di Gezolmo Della Marra, all'epoca esperto amministratore di finanze appartenente ad una delle più importanti famiglie patrizie barlettane, che Carlo I d'Angiò prese con se come consigliere.

Carlo I teneva la città in grande considerazione tanto da ricevere nel Castello di Barletta un ospite illustre, l'Imperatore di Costantinopoli Baldovino, appena spodestato da Michele Paleologo, generale dell'esercito bizantino occidentale.

Al primo re angioino successe suo figlio, Carlo II d'Angiò detto lo Zoppo, che fu re dal 1285 al 1302. Carlo II amò profondamente la città di Barletta per la fedeltà dimostrata dai suoi abitanti e decise molto probabilmente di farne il luogo ideale dove passare la sua vecchiaia tra comodità e divertimenti.
Fu lui a ordinare l'ampliamento della prima cinta muraria voluta dal conte Pietro Normanno, la realizzazione di quattro porte e la conclusione dei lavori di ristrutturazione del castello.

Lavori che resero la struttura una vera e propria fortezza, una sorta di trapezio con quattro torri ad opera di Pierre d'Angincourt, definito "protomagister" sui documenti ancora oggi conservati che testimoniano i lavori.

Mostrò molta cura e attenzione all'aspetto della città decidendo interventi di natura strutturale sull'assetto urbanistico, infatti il Rione Sette Rue è ancora oggi come lo volle Carlo II che curò anche l'aspetto architettonico e quindi estetico della città ampliando e lastricando le strade e realizzando  un sistema di scolo per  le acque reflue.
Un periodo floridissimo per Barletta che diventò seconda solo a Napoli nel commercio marittimo tanto che sulle navi attraccate nel suo porto si imbarcavano mercanzie di ogni genere, dalle spezie ai preziosi tessuti del Medioriente. 

Carlo II non volle essere da meno del grande Imperatore Federico II e concesse a Barletta la Fiera di S. Martino che divenne più importante della Fiera dell'Assunta. Ed entrambe si rivelarono momenti importanti per il commercio visto che per loro intera durata erano sospesi tutti i dazi.  
Infine Canne diventò su suo ordine territorio della città di Barletta come è ancora oggi ma se da un lato tutti questi privilegi rafforzarono l'economia della città dall'altro ne indebolirono la forza politica acquisita con i precedenti sovrani.

Il regno angioino terminò nel 1442 quando i regnanti furono cacciati ad opera dei baroni da sempre intenti a rivendicare con ogni mezzo la propria autonomia.
Agli Angioini seguirono gli Aragonesi  con Alfonso il Magnanimo che confermò a Barletta il titolo di città regia e tutti i benefici che ne conseguivano.    
Suo figlio, Ferdinando I, fu incoronato nella cattedrale di Santa Maria Maggiore il 4 febbraio 1459 facendo coniare per l'occasione una moneta che lo ritrae mentre riceve la corona.

Ferdinando I seppe governare con grande capacità e nel 1466 diede alla città di Barletta il suo sistema di leggi scritte, gli "Ordinamenta", oltre ad innumerevoli concessioni: esenzioni dai dazi ai commercianti, la fiera dell'Annunziata che si aggiungeva alle altre due già esistenti, e ben due mercati settimanali.

Alla sua morte avvenuta nel 1494 fu Alfonso II a diventare re per abdicare poco dopo per il terrore dell'invasione dell'Italia da parte di Carlo VIII, Re di Francia, che si verificò nel settembre del 1494 Al suo posto salì al trono suo figlio Ferdinando II  che morì giovanissimo e così fu la volta di Federico I che regnò dal 1496 al 1503, e anche lui fu generosissimo con Barletta fino al punto di confermare tutti i privilegi concessi alla città fino a qual momento da tutti gli altri regnanti che lo avevano preceduto.

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