Può una semplice mail "provare" un accordo?

L'efficacia probatoria delle e-mail è ancora molto dibattuta

Fabio CD Mastrorosa Avvocato risponde
Barletta - martedì 05 luglio 2016
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Come ricordato anche in una recentissima sentenza del Tribunale di Roma ( GI Dott.ssa Condello), la questione sulla efficacia probatoria della e-mail è ancora molto dibattuta tanto che sono sorte contrapposte posizioni sia in dottrina che in giurisprudenza. Alcuni sostengono che la e-mail sia un documento informatico “sottoscritto” con firma elettronica “leggera o debole”, e quindi, tale da soddisfare il requisito della “forma scritta”, e ciò sul presupposto che il mittente, per poter creare ed inviare la e-mail, deve eseguire una operazione di validazione, inserendo il proprio username e la propria password, con la conseguenza che essa potrebbe essere impiegata in tutti i contratti cd. “a forma libera” e in tutte le ipotesi in cui parlando di forma scritta e prova scritta non si intende la scrittura privata, necessaria per la validità e la esistenza stessa dell’atto; secondo questo orientamento il valore probatorio del documento informatico con firma elettronica “leggera” sarebbe liberamente valutabile dal giudice.

Il contrapposto orientamento, invece, sostiene che la e-mail non è “prova scritta”, in quanto la funzione della firma elettronica “leggera” non sarebbe quella di sottoscrivere il documento informatico attestandone la paternità, ma piuttosto quello di autenticarlo, ossia di individuare il soggetto abilitato a fruire di un determinato servizio; per soddisfare il requisito della “forma scritta” il documento informatico deve essere sottoscritto con firma elettronica ed è quindi necessario che ad esso sia associata, da parte dell’autore, in modo immodificabile una sequenza di caratteri riconducibile all’autore del documento, con la conseguenza che una e-mail non sottoscritta non può assumere efficacia di scrittura privata.

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