Il ricordo del giornalista Nicola Ricchitelli

San Cataldo, 20 anni fa l'ultima festa nelle acque del mare di Barletta

La festa era l'orgoglio della marineria barlettana

Cultura
Barletta domenica 12 agosto 2018
di Nicola Ricchitelli
San Cataldo
San Cataldo © nc

Oramai il gioco è diventato bello così, ricordare. Difficile che qualcuno ricordi di quel caldo week end di vent’anni fa, di una festa sognata da parecchi anni, voluta in lungo e largo fino a materializzarsi in quel 8 e 9 agosto del 1998.

Quei due giorni colmavano un vuoto di quasi vent’anni senza pensare che altri venti ne sarebbero passati e chissà ancora quanti altri ne passeranno.

Era la festa dei marinai, era la festa della marineria e se vogliamo era la festa dell’orgoglio marinaro, in poche parole era la festa del quartiere Santa Maria. A Lui si affidava la vita in mare con tutti i suoi rischi e pericoli, a lui affidavano sogni e prospettive le tante famiglie marinare che popolavano il quartiere di Santa Maria di Barletta, a Lui chiedevano di tenere lontane le tempeste mentre i loro mariti erano in mare le donne dei pescatori e sempre a Lui chiedevano mari prosperi e reti gonfie i tanti pescatori che nella notte cercavano fortuna nei mari della città di Barletta.

La ricordo come se fosse ieri, nonostante tutto è accaduto per l’ultima volta quasi vent’anni fa; c’era don Gino Spadaro e il sindaco Francesco Salerno, c’era un giovanissimo don Vito Carpentiere –in processione portava la reliquia del santo – e mio padre che mi portava per mano mentre sulle spalle portava quella pesantissima grande statua che poggiava su una grande base di legno dorata.

C’era quel pescatore che chiamavano “l’americano”, si chiamava Nicola D’Ambra, un uomo che al mare aveva dato la vita, la volle lui con tutto se stesso quella festa assieme ad Antonio Rociola, Nicola Riefolo e Giuseppe Lattanzio.

Vi era il porto di Barletta gremito di gente e il mare gremito di pescherecci, vi era il mio entusiasmo di vivere quel giro in mare e a pensarci bene di vivere un momento che ad oggi sembra essere irripetibile.

Vi erano le sirene dei pescherecci che salutavano il Santo all’arrivo del porto di Barletta, vi era la gioia dei tanti barlettani a cui non sembrava essere vero di essersi riappropriati di quella tradizione tutta barlettana.

Erano appunto all’incirca le ore 20:30 di un caldo sabato dell’8 agosto del 1998 quando il peschereccio “Immacolata Madre” di proprietà di Domenico Sciascia prendeva il largo dal porto di Barletta con a bordo la statua di San Cataldo, mentre il peschereccio “Natalina Lucia” dei fratelli Riefolo a bordo trasportava la banda. La processione prese il largo fino a raggiungere il mare aperto per la consueta preghiera in onore delle vittime del mare per poi concludersi con una corona di fiori lanciata da don Gino Spadaro che galleggiò sul pelo dell’acqua di un mare non troppo calmo.

All’indomani la processione – dopo la messa celebrata dallo stesso don Gino Spadaro dinanzi a porta Marina - percorreva il borgo marinaro, saliva le mura di San Cataldo fino ad arrivare in piazza Castello per poi voltare verso via Cavour e quindi Corso Garibaldi fino ad arrivare in via Duomo per ritornare quindi in piazza Castello e riscendere le mura di San Cataldo.

In molti a Lui quel giorno affidarono l’ultima preghiera, così come per molti vecchi leoni del mare quello fu l’ultimo saluto al Santo, fu l’ultimo saluto di quel vecchio lupo di mare di cui mi onoro di portare nome e cognome che sornione dinanzi a quel grosso portone di via Cavour se lo vide passare per l’ultima volta.

Forse fu l’ultima volta che il borgo Santa Maria potette guardarsi allo specchio prima di cambiare volto e lasciarsi invadere da tavolini e movida, fu l’ultima volta di un quartiere che fino a quel momento faceva bella mostra di sé per la sua orgogliosa identità, fu l’ultima volta che il quartiere Santa Maria fu il quartiere dei pescatori prima che ne divenisse quella dei B&B, pub e ristoranti.

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