L'11 luglio si concludono i festeggiamenti

Festa dei Santi Patroni a Barletta: l'omelia dell'Arcivescovo

Mercoledì 11 luglio in Concattedrale il reliquiario della Madonna delle lacrime di Siracusa

Cultura
Barletta lunedì 09 luglio 2018
di La Redazione
Il vescovo D'Ascenzo
Il vescovo D'Ascenzo © CoratoLive.it

Come sempre gremita di fedeli la Basilica Concattedrale di Santa Maria Maggiore al solenne pontificale delle ore 11.00 presieduto da S.E. Mons. Leonardo D’Ascenzo, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, nella giorno della festa dei Santi Patroni, Maria SS. dello Sterpeto e San Ruggero.

Presenti anche le autorità civili e militari, tra cui il Prefetto Dott.ssa Maria Antonietta Cerniglia, il Sindaco Dott. Cosimo Cannito, la sen. Prof.ssa Assuntela Messina.

Al termine della celebrazione l’Arcivescovo ha annunziato che, mercoledì 11 luglio, nella prima mattinata, la celebrazione delle 4,30, che segnerà il termine della festa barlettana con successivo trasferimento della Sacra Icona dello Sterpeto verso l’omonimo Santuario in via Trani, sarà accompagnata dall’ostensione del Reliquario della Madonna delle lacrime a Siracusa (che dal 10 al 12 luglio sarà a Margherita di Savoia nel Santuario Parrocchia SS. Salvatore), restando in Basilica fino alle 7.00.

Madonna dello Sterpeto e Madonna delle lacrime, due espressioni della presenza di Maria nella storia degli uomini in tempi e luoghi diversi, ma legati da un unico filo conduttore: Dio che, nella Madre di Suo Figlio il Signore Gesù, continua a parlare all’umanità, ad esserle vicino. Le lacrime di Maria sono il segno dell’amore materno e della partecipazione della Madre alle vicende dei figli. Chi ama condivide. Le lacrime sono espressione della tenerezza di Dio: un messaggio di Dio all’umanità, che, in Maria, la invita alla conversione del cuore e alla preghiera.

Di seguito l’omelia dell’Arcivescovo e una scheda storica sulla Madonna delle lacrime di Siracusa

OMELIA DELL’ARCIVESCOVO

Ricorderete certamente il Vangelo di domenica scorsa (Mc 5,21-43), che ci ha proposto il racconto di due storie di donne: una fanciulla di 12 anni, poi morta, e una donna da 12 anni affetta da perdite di sangue. La fede del papà della bambina che implora da Gesù un suo intervento e quella della donna, la quale pensava che sarebbe bastato solo toccare il lembo del mantello di Gesù per essere guarita, permise a queste due donne di riprendere a vivere in pienezza la loro vita, ad essere guarite, ad essere salvate dal loro Signore.

Le prima lettura (Ez 2,2-5) e il Vangelo (Mc6,1-6) dell’odierna liturgia, al contrario, ci parlano di due situazioni denotate dalla mancanza di fede: da un lato il popolo di Dio, dalla testa dura, che pensa di poter vivere come se Dio non ci fosse, al quale viene inviato il profeta per ricondurlo sulla via di Colui che lo ha scelto e lo ha eletto; e poi il Vangelo, appena proclamato, che fa riferimento a delle persone che conoscevano Gesù, i suoi concittadini nazareni, che lo conoscevano fin dall’infanzia, lo avevano visto crescere, eppure si mostrano chiuse nei suoi confronti di Gesù, con uno sguardo incapace di riconoscerlo per quello che era; e per la mancanza di fede in queste persone Gesù non poté effettuare nessun prodigio.

Volendo trarre un insegnamento per noi, dobbiamo riconoscere che, purtroppo, questa è la situazione che, a volte, ci ritroviamo a vivere; in quanto pur conoscendo Gesù, e noi lo conosciamo fin dall’infanzia , fin da quando eravamo bambini, quante volte ci ritroviamo a vivere come se non ci fosse! Chi sa quante volte in questa chiesa abbiamo partecipato alla celebrazione della santa messa. Chissà quante volte ci siamo radunati in Chiesa ai piedi della Madonna dello Sterpeto; chissà quante vote abbiamo celebrato la festa dei santi patroni. Eppure, andando in profondità, anche non possiamo vivere il rischio di non riconoscere Gesù per quello che è nella nostra vita, dimostrando così di avere anche noi un cuore indurito, un cuore non disposto. E ciò per tanti motivi: per il peccato, per l’egoismo, per il non essere persone di pace, persone che cercano di costruire pace, persone che si sforzano di vivere il vangelo. Pe questi motivi il nostro cuore non è disposto ad accogliere Gesù come nostro Signore. Dice Sant’Ignazio di Loiola, il fondatore dei Gesuiti, la Congregazione ai cui fa parte il nostro santo Padre Papa Francesco: E’ più disposto Dio a farci dono delle sue grazie, piuttosto che noi a riceverle. Se noi avessimo un cuore aperto, un cuore disponibile, un cuore plasmato dal Vangelo, un cuore che cerca di vivere il Vangelo, chissà quanti doni potremmo ricevere dalla carità di Dio. Però questi doni non ci raggiungono perché abbiamo un cuore duro, un cuore chiuso, abbiamo uno sguardo con degli occhi appannati, oscurati, come quelli dei concittadini nazareni di Gesù, i quali si limitavano soltanto a riconoscere Gesù per quello che appariva all’esterno: il figlio del carpentiere, il figlio di Maria, mancandogli di rispetto perché per la cultura del tempo avrebbero dovuto indicarlo come Gesù figlio di Giuseppe. Lo sguardo di queste persone si riferiva soltanto all’apparire, alla materialità, che non le rendeva capaci di riconoscere in Gesù il Salvatore, Dio, colui che avrebbe potuto guarire il loro cuore, avrebbe potuto realizzare chissà cosa nei loro riguardi.

Questo brano del Vangelo ci invita a porci alcune domande, ad esempio: quando noi guardiamo le persone attorno a noi, chi vediamo? Dinanzi ai nostri parenti, agli amici a a coloro che incontriamo occasionalmente, ci fermiamo solo all’apparenza, alla materialità di esse? O siamo capaci di vedere in esse figli e figlie di Dio, persona fatte ad immagine e somiglianza di Dio, nostri fratelli e sorelli. Se sapessimo vedere negli i nostri fratelli, dei figli di Dio, come è ciascuno di noi, cominceremmo ad essere più costruttori pace. E ciò dovrebbe verificarvi a partire dai nostri ambienti. Costruttori di pace, come ci ha invitato Papa Francesco, ancora una volta proprio ieri, a Bari, dove, incontrando i responsabili e i capi delle diverse confessioni religiose in medio oriente, con i capi delle religioni del Medio Oriente, ha invitato tutti a pregare per questa terra così martoriata da guerre, da non pace, da non rispetto delle persone.

Via da noi lo sguardo che vede nelle altri strumenti da sfruttare, da piegare ai propri interessi ed egoismi, da sfruttare economicamente. Ma non è così, l’altro è mio fratello, è un figlio di Dio, che va riconosciuto e accolta come un fratello.

Affidiamoci alla preghiera e alla intercessione dei nostri santi patroni, San Ruggero e la Madonna dello Sterpeto, perché ci aiutino ad avere il cuore sempre più buono, aperto e disponibile ai doni di grazia di Dio, ed uno sguardo capace di riconoscere in Gesù il nostro Salvatore ed uno sguardo capace di vedere intorno a noi persone che sono, in Dio, nostri fratelli e sorelli.

SCHEDA STORICA

Il 29-30-31 agosto e il 1° settembre del 1953, un quadretto di gesso, raffigurante il cuore immacolato di Maria, posto come capezzale di un letto matrimoniale, nella casa di una giovane coppia di sposi, Angelo Iannuso e Antonina Giusto, in via degli Orti di S. Giorgio, n. 11, ha versato lacrime umane.

Molte furono le persone che videro con i propri occhi, toccarono con le proprie mani, raccolsero e assaggiarono la salsedine di quelle lacrime.
Il 2° giorno della lacrimazione, un cineamatore di Siracusa riprese uno dei momenti della Lacrimazione.

Quello di Siracusa è uno dei pochissimi eventi così documentati.
Il 1° settembre una Commissione di medici e di analisti, per incarico della Curia Arcivescovile di Siracusa, dopo aver prelevato il liquido che sgorgava dagli occhi del quadretto, lo sottopose ad analisi microscopica. Il responso della scienza fu: “lacrime umane”.

Terminata l’indagine scientifica il quadretto smise di piangere. Era il quarto giorno.

L’episcopato della Sicilia, con la presidenza del Card. Ernesto Ruffini, emise rapidamente il suo giudizio (13.12.1953) dichiarando autentica la Lacrimazione di Maria a Siracusa

Un anno dopo l’evento della lacrimazione, la domenica 17 ottobre 1954, il Papa dell’epoca, Pio XII, concluse il Convegno Mariano di Sicilia con un Radiomessaggio: “Non senza viva commozione prendemmo conoscenza della unanime dichiarazione dell’Episcopato della Sicilia sulla realtà di quell’evento. Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre né dolore né mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliolo. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la Maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi?”

Il 6 Novembre 1994, Giovanni Paolo II, in visita pastorale alla città di Siracusa, durante l’omelia per la dedicazione del Santuario alla Madonna delle Lacrime, ha così detto:

“Le lacrime di Maria appartengono all’ordine dei segni: esse testimoniano la presenza della Madre nella Chiesa e nel mondo. Piange una madre quando vede i suoi figli minacciati da qualche male, spirituale o fisico.
Santuario della Madonna delle Lacrime, tu sei sorto per ricordare alla Chiesa il pianto della Madre. Qui, tra queste mura accoglienti, vengano quanti sono oppressi dalla consapevolezza del peccato e qui sperimentino la ricchezza della misericordia di Dio e del suo perdono! Qui li guidino le lacrime della Madre. Sono lacrime di dolore per quanti rifiutano l'amore di Dio, per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la gioventù insidiata dalla civiltà dei consumi e spesso disorientata, per la violenza che tanto sangue ancora fa scorrere, per le incomprensioni e gli odi che scavano fossati profondi tra gli uomini e i popoli. Sono lacrime di preghiera: preghiera della Madre che dà forza ad ogni altra preghiera, e si leva supplice anche per quanti non pregano perché distratti da mille altri interessi, o perché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio. Sono lacrime di speranza, che sciolgono la durezza dei cuori e li aprono all'incontro con Cristo Redentore, sorgente di luce e di pace per i singoli, le famiglie, l'intera società”

Il Reliquiario contiene la viva ed inconfutabile testimonianza dell’evento: le lacrime di Maria.

L’autore e l’artista è stato il prof. Biagio Poidimani di Siracusa, professore all’Accademia delle Belle Arti di Roma.

Il Reliquiario poggia su un piede dalla base ottagonale e, al di sopra della impugnatura, vi sono tre piani sovrapposti.

Nel primo piano vi è custodita parte di un panno ricamato utilizzato dalla sig.ra Antonina Giusto per coprire e custodire il quadretto, che spesso era interamente bagnato dalle lacrime; la metà di un fazzoletto anch’esso impregnato di lacrime, donato dalla sig.ra Lisetta Toscano Piccione; la provetta in cui fu riposto il liquido prelevato dagli occhi del quadretto dalla Commissione Scientifica il 1° settembre (circa 30 gocce); alcuni batuffoli di cotone.

Agli angoli della teca vi sono quattro statue: S. Lucia, patrona della città di Siracusa; S. Marziano, primo vescovo della città; S. Pietro e S. Paolo, colonne portanti della Chiesa, legati alla storia della prima comunità cristiana a Siracusa: Paolo perché secondo gli Atti degli Apostoli è rimasto tre giorni a Siracusa; Pietro perché secondo la tradizione, quando era vescovo di Antiochia, ha inviato il suo discepolo Marziano come primo vescovo della città di Siracusa.

Nel secondo piano quattro pannelli ricordano il prodigio: la riproduzione del quadretto prodigioso; la lacrimazione nella camera da letto dei coniugi Iannuso; l’esposizione del quadretto in via degli Orti; il quadretto posto in piazza Euripide, primo “Santuario” all’aperto.

Nel terzo piano, infine, custodita da quattro angeli, sta l’urna di vetro in cui vi è la fialetta che contiene le ultime lacrime, quelle rimaste dopo l’indagine scientifica.

L’8 maggio 1954, il Reliquiario fu sigillato e fu firmata la pergamena che ne attesta l’autenticità.

Sulla base del Reliquiario vi è una incisione in latino: “O Vergine delle Lacrime, strappa dalla durezza del nostro cuore lacrime di pentimento - 29 agosto 1953”.


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