Le tradizioni cittadine

Festa della Madonna, prima l’urlo “n’gud…” poi la processione poteva partire

Il ricordo del marinaio e portatore “Sparisc”, Francesco Calabrese

Cultura
Barletta domenica 08 luglio 2018
di Nicola Ricchitelli
Festa della Madonna
Festa della Madonna © Nicola Ricchitelli
Lì fuori, le luminarie sono accese già da un pezzo, la banda è ben piazzata pronta a suonare la sua marcia trionfale all’uscita dei Santi Patroni, la processione nel frattempo ha iniziato a prendere il largo e costeggia già il castello; c’è il quartiere Santa Maria e una cattedrale chiusa da un bel po’ di tempo, ogni anno ci sono proclami ma le promesse rimandano sempre all’anno successivo, c’è una chiesa e il suo fascino immenso, c’è una chiesa e la sua grande storia, c’è una chiesa troppo piccola per accogliere una grande storia di devozione, ma quella chiesa è il grande cuore della marineria barlettana, quella stessa marineria che nel 1982 con una rivolta popolare dirottò una processione, e che decise che sarebbe stata S.Andrea ad accogliere la Madonna e non la chiesa di San Domenico, vista l’inagibilità della Cattedrale.

La Madonna è stata fatta scendere dall’altare e fatto indossare il vestito più bello, il vestito della festa, messa lì in quella grande e grossa cornice, Monsignore nel frattempo ha impartito la benedizione e profumato l’aria con l’incenso; nel mentre il sindaco si sistema il tricolore, lì sull’altare ci sono degli uomini che indossano dei grossi camicioni bianchi stretti alla vita con dei cordoni celesti, lo stesso colore del manto della Madonna, parlottano, gesticolano, ma c’è uno più di tutti che attira l’attenzione, la sua figura minuta si staglia prepotente in quel groviglio di parole e in quel rincorrersi di gesti e sguardi carichi di tensione, aveva la pelle segnata dalla salsedine del mare, e negli occhi aveva le mille e una notte passate sulla barca a cercare di guadagnarsi il pane lì in mezzo al mare, con quella Madonna sulle spalle aveva iniziato a camminarci sin da dentro a quelle foto in bianco e nero per divenire negli anni sempre più a colori: per la marineria era Sparisc, chiamato affettuosamente C’cill, per l’anagrafe era Francesco Calabrese.

San Ruggero nel frattempo è cumnzo’t a camn’è, la Madonna dello Sterpeto è sulla braccia dei portatori che lentamente volta la navata centrale, dirigendosi verso l’uscita, fuori si sente la banda i botti e gli applausi, San Ruggero è già per strada, ora per la Madonna c’è l’uscita da varcare. La grossa cornice è sostenuta da otto portatori ma sono tante le braccia che la tengono su, ognuno fa quello che può, c’è chi la sorregge ai lati, chi da dietro, nel mentre la croce della cornice è a pelo del soffitto e la base radente sfiora il pavimento, poi l’urlo che sapeva di liberatorio di Sparisc, «…N’guuud…», ora la processione poteva partire.

E via ora per le vie della città, con la mano destra appoggiata a quella cornice e con uno sguardo a ordinare il cambio delle squadre, la sua voce si mescolava con il suono della banda, la sua voce si mescolava tra un Ave Maria e l’altra, la sua voce si mescolava nel bel mezzo di un Salve Regina.

Questa la fotografia scattata dagli occhi di un bambino che per anni ha vissuto quei momenti, fotografia che si accoda a tante altre fino a formare un album che sa di una vita e che restano lì nella storia di questa festa, perché Sparisc c’era sempre e c’è sempre stato, attaccato a quel Manto Celeste che era per lui come una seconda pelle, c’era quella sera del 9 luglio del 1996 quando la Madonna tornò nella cattedrale, nel bel mezzo di via Duomo corse fino all’entrata delle stessa per accertarsi che non entrasse prima San Ruggero ma che fosse la Madonna ad entrare per prima. Per Sparisc la Madonna dello Sterperto era questo, non solo la Mamma, ma un qualcosa di bello da preservare e da difendere, un qualcosa che luccicasse più di ogni altra cosa. C’era sempre Sparisc, c’è sempre stato, nelle andate e i ritorni fra città e Santuario, Sparisc, la marineria, i marinai, lui C’cill – Francesco Calabrese - era la testimonianza di una tradizione che si faceva devozione, portata avanti con tenacia e orgoglio, rimasta lì tra i contorni di un ricordo.

Ancora qualche ora e la processione uscirà, grida forte da lassù Sparisc, «…N’gud…», solo allora la banda potrà suonare e la processione partire.

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