Ricorre oggi, 30 dicembre, la festa del Santo Patrono di Barletta

San Ruggero, dal miracolo del Paraticchio alla croce rubata: storie e leggende del Vescovo di Canne

Quando un anno sta per finire, il Vescovo di Canne siede sul suo trono per ascoltare le preghiere dei barlettani

Cultura
Barletta sabato 30 dicembre 2017
di Nicola Ricchitelli
San Ruggero Vescovo
San Ruggero Vescovo © nc

E’ l’ultima benedizione ed è forse l’unica benedizione che conta prima del canto del Te Deum, l’aspetta la Barletta cristiana ma in fondo l’aspetta Barletta tutta, dopo un anno, dopo quei 365 giorni che in fondo felici non si rivelano essere mai, perché si sa gli anni che arrivano e che passano, portano in dote e portano sempre via qualcosa. Quando un anno sta per concludersi sappiamo tutti che non tornerà più, che ci saranno momenti da ricordare ed altri che è meglio dimenticare, a volte anche per sempre. Un anno che sta per concludersi può succedere che te lo porterai sempre nel cuore, e a volte succede pure che sorridi dinanzi al sorriso innocente di un pargolo di qualche mese e pensi che quando lo hai iniziato quest’anno, mai ti saresti aspettato di ritrovartelo poi davanti. Quando un anno sta per finire a volte non vedi l’ora che finisca quanto prima, perché l’anno nuovo che sta per arrivare in fondo è un libro con tante pagine bianche e tu hai un fottuto bisogno di ritornare a scrivere qualcosa di bello da poter vivere e raccontare.

Quando un anno sta per finire qui a Barletta, quella vecchia chiesa un tempo dedicata a Santo Stefano farà bella mostra di sé, con la sua storia e le sue leggende, sarà messa a lucido in ogni sua singola pietra pronta ad accogliere credenti, pronta ad accogliere chi in fondo ci crede, ad accogliere devoti, ad accogliere chi devoto poi vi diventa per l’occasione. Quando un anno sta per finire, il Vescovo di Canne siede sul suo trono per ascoltare le preghiere dei barlettani, perché quando un anno sta per finire, un figlio avrà perso il lavoro e qualche altro si sarà “sistemato”, qualche altro ancora lo cerca e non lo trova, e c’è chi si accontenta di venti euro tra i tavoli di una pizzeria. Quando un anno sta per finire la vendemmia non sarà andata per niente male e la raccolta delle olive avrà dato l’olio sperato. A Barletta quando un anno sta per finire, quello sarà stato l’anno dell’ultimo saluto fatto a un padre o ad una madre, ed allora Send Rgir, dimmi tu come fare per fregare il dolore. Quando a Barletta un anno sta per finire il Vescovo di Canne sfiderà il freddo e talvolta anche la neve e si farà largo tra ali di folla che lo attenderanno dinanzi alla chiesa di San Domenico e lungo le vie del corso fino ad arrivare a piazza Plebiscito, al suo passaggio si farà il segno di croce quel vecchio gigante che da qualche secolo a questa parte se ne sta a bighellonare dinanzi alla chiesa del Santo Sepolcro, qualcuno gli pregherà un arrivederci, altri in cuor proprio ammetteranno che quello in fondo potrebbe essere l’ultimo saluto.

Il suo pastorale benedirà le speranze e il dolore di ogni barlettano, quello stesso pastorale che ha benedetto le folle di ogni epoca e di ogni età, perché in fondo lui “lo sposo della Madonna” - come erano solite chiamarlo le donne del borgo marinaro - da qualche secolo a questa parte assieme alla Madonna dello Sterpeto ha ascoltato e visto ogni singolo dolore del popolo barlettano. Quello stesso pastorale – secondo una leggenda - mise fine alla siccità lì dove oggi giace abbandonata a Canne della Battaglia quella vecchia fontana che porta il suo nome, guarì cinque malati che toccarono la polvere del suo sepolcro, e restituì la vista e la salute ad un vecchio sacerdote, tale Bartolomeo de Intellis, “travagliato da acuti dolori articolari e quasi privo della vista”. Anche a lui i barlettani chiesero il cessare della peste nel 1656, il quale per ringraziarlo misero assieme 500 scudi e portarono a termine il busto che fu ultimato però nel 1736.

Singolare poi fu quando accadde durante i giorni della festa patronale dei primi anni 2000, quando la secolare croce fu rubata nella notte tra il venerdi e il sabato e quindi alla vigilia della festa. L’indomani nel mentre la processione era in procinto di prendere il via la croce fu ritrovata nel cortile della chiesa del Cuore Immacolato in via Barberini, e quindi consegnata dai carabinieri nelle mani dell’allora vescovo mons. Carmelo Cassati.

Non sapremo mai se è vero quanto si dice sul Suo conto e se dar credito a quel vecchio detto popolare “…ament ai frastir”, ma una cosa è certa, se è vero quel che è vero che furono i barlettani a volerlo fortemente nella propria città, dall’altra pare che fu proprio il Vescovo di Canne a preferirli dopo una lunga disputa con i canosini il quale volevano fortemente le spoglie del Santo nella propria città; una leggenda narra infatti che le ossa del Santo furono messe su un carro trainato da buoi, e fu lasciata a quest’ultimi la libertà di scegliere la strada da prendere, e dopo aver preso in un primo momento la via per Canosa virarono improvvisamente verso la città di Barletta. Il carro poi non si fermò davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore, ma bensì proseguì fino alla chiesa di Santo Stefano dinanzi a cui o per stanchezza o per volere divino si inginocchiarono.

Resta forte la devozione dei barlettani verso San Ruggero nonostante negli anni si sia di gran lunga affievolita, perché il rispetto che da sempre il barlettano ha avuto nei confronti del Vescovo di Canne non è stato mai secondo a nessun altra devozione, perché il barlettano di un tempo digiunava alla vigilia della sua festa e le donne cucinavano di magro per le proprie famiglie, perché la notte del 16 dicembre del 1737 dal Paraticchio – lì dove un tempo arrivava il mare -i barlettani iniziarono a vedere un esalazione infuocata nell’aria che si avvicinava sempre più quasi a voler incendiare la città così come racconta un cronista di quel tempo«…alle ore 4 il popolo di Barletta si pose in gran terrore…corse alla chiesa di San Ruggiero la quale aperta dal luogotenente e pigliato il braccio del detto Santo, si portò dal medesimo accompagnato da lumi, sopra le mura sino al Paraticchio e poi per tutta la città…», perché così come recitava una vecchia preghiera delle monache celestine di San Ruggero, “per intercessione del Beato Ruggiero accadono questi divini misteri, grazie alle sue preghiere i lebbrosi guariscono, i ciechi guadagnano la vista, nella data della sua nascita i demoni fuggono e i malati vengono sanati. Delle sue imprese si compiace la moltitudine celeste degli angeli, infatti cinque fedeli ammalati sono guariti toccando la polvere del suo sepolcro”.

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