Un contributo di riflessione sulla crisi amministrativa cittadina

Crisi amministrativa, lettera di Mons. Salvo: «Basta con le vecchie logiche di interessi personali»

"Abbiamo bisogno di persone che ci governino in maniera disinteressata, quali servitori che cercano il bene delle persone e della comunità"

Attualità
Barletta venerdì 10 agosto 2018
di La Redazione
Mons. Filippo Salvo
Mons. Filippo Salvo © nc

Lettera aperta “Per una speranza maggiore ….” di mons. Filippo Salvo, vicario episcopale di Barletta, su quanto accade “nella casa comune”, cioè in merito alla crisi politico-amministrativa nella nostra città, ad appena due mesi dal voto. Il sacerdote si presenta quale cittadino nell’intento di offrire un “contributo per la costruzione di un pensiero non più omologato alle vecchie logiche di interessi personali o di gruppo”, ma aperto al bene più grande, cioè il bene di tutti.

PER UNA SPERANZA MAGGIORE…..

Scrivo accompagnato dalla espressione evangelica che ricorda a noi cristiani di essere “sale, luce e lievito” (Mt 5,13.14; 13,33) e da un’altra che recita “nel mondo, avete tribolazioni, ma abbiate coraggio; io ho vinto il mondo!....Non sia turbato il vostro cuore” (Gv 16,33; 13,27).

Scrivo da cittadino pensando a tutti i concittadini che sognano una nuova città, che credono nella partecipazione per la decisione dei destini che ci attendono.

Sono certo che è difficile scrivere in un momento come l’attuale. Di fronte a quanto accade nella casa comune, la parola più eloquente è il silenzio. Silenzio soprattutto quando non riusciamo a comprendere eventi e situazioni.

Silenzio e rispetto per fare proprio il grido del salmista: “Fino a quando Signore?....Signore guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato” (Sal 6,4; 8,15-16a).

Il nostro tempo è caratterizzato da miserie umane, da crudeltà e mancanza di rispetto degli uni verso gli altri. Il nostro compito, al di là del credo che professiamo, è quello di restare portatori di vita, di speranza, messaggeri di positività che alla fine deve trionfare. Portatori di questo messaggio nel tessuto della nostra comunità cittadina, quale contributo per la costruzione di un pensiero non più omologato alle vecchie logiche di interessi personali o di gruppo che escludono il bene comune. Senza fuggire dalle situazioni del momento ma aprendo gli occhi per uscire da quella cecità che disumanizza, che è poco incline alla verità e per la quale volere il bene più grande, il bene di tutti(non il mio o del mio gruppo) è fare un passo indietro per lavorare nel silenzio anche a costo della non visibilità.

La strada della perfezione è difficile, a volte tanto lunga, ma va percorsa per ritrovare quella libertà che è seme di novità e non prigionia o peggio dipendenza da qualcuno o qualcosa che è sempre pronto a sparigliare le carte.

Cosa vorrei dire in unità di voci con i miei concittadini?

La nostra realtà, un tempo caratterizzata da prosperità, opulenza, con condomini sorti come funghi e una parvenza di pace, ha anche tante sacche di povertà, di persone ormai prive di dignità per mancanza di lavoro o di un tetto.

In tutto questo urge un’unità di intenti a servizio del cittadino, dell’uomo della strada, per coloro che soffrono per le diverse povertà e che non hanno bisogno della corruzione ma di essere liberati dalle difficoltà che li attanagliano. La nostra è una situazione complessa nella quale però è ancora possibile rendere servizio alla comunità con uno sforzo che migliori le condizioni di vita.

Lo scopo del nostro servizio comune è quello di assicurare a ogni cittadino una vita degna di essere chiamata tale.

Noi figli di una realtà che amiamo, ci sentiamo di dire che:

  • Abbiamo bisogno di persone che ci governino in maniera disinteressata, quali servitori che cercano il bene delle persone e della comunità. E’ necessario che chi governa (in tutte le sue articolazioni: il responsabile, chi è chiamato a dargli una fattiva collaborazione, anche chi è chiamato alla cosiddetta opposizione) cerchi l’interesse del popolo dal quale ha ricevuto il mandato di governarlo. L’autorità è un servizio per l’edificazione della casa comune. Questo esige che si lavori per assicurare a tutti i cittadini una vita dignitosa, che consiste nella capacità di riconoscere e denunciare la presenza di intenzioni negative e, a volte, la mancanza di buona volontà che non permette alla nostra città un ritrovato slancio.
  • Abbiamo bisogno di politiche che assicurino a tutti serenità e tranquillità, in particolare ai tanti già provati dalla vita, dal quotidiano che umilia la persona non assicurando il necessario.
  • Abbiamo bisogno di politiche libere da fazioni e da piani esterni di ogni sorta, che si rivelano quali fardelli pesanti da portare e che limitano la libertà di chi è stato chiamato ad esercitare il bene del popolo.
  • Abbiamo bisogno di politiche forti, non nel senso che diventino tirannie incontrollabili, quanto piuttosto uomini e donne che trovano nel popolo la loro forza, sono sostenuti dal popolo. Un popolo rispettato da politiche serie e equilibrate è la forza del politico. Insomma abbiamo bisogno di capi liberi e dalle mani pulite.
  • Il coraggio di intraprendere una nuova educazione alla vita politica, che non è ridotta ad un impiego tra i tanti, ma è formazione della persona umana e di nuovi cittadini.
  • Il coraggio di una educazione che ci plasmi come esseri umani responsabili e dotati di un vero rispetto verso la realtà che viviamo.

Per tutto questo c’è bisogno di due passaggi previ:

Non si può addossare alla politica o alla cosa pubblica tutte le responsabilità se non diamo l’avvio alla nascita di una nuova società basata sulla collaborazione e sulla presa d’atto delle responsabilità del singolo.

Una educazione sana, civile, è preludio a un nuovo progetto politico nel quale tutti e ciascuno si fanno cercatori della perfezione.

Una nuova educazione civica che ispiri gli atteggiamenti di rispetto assenti in famiglia, sul posto di lavoro, nella scuola, nella società, verso l’ambiente.

Una nuova educazione che passi per una fase di purificazione, di cambiamento di mentalità e di comportamenti civici verso l’altro, gli altri.

Ci chiediamo: che tipo di cittadino sono e quale futuro preparo per chi viene dopo di me?

Ci troviamo di fronte a una sfida comune, ad un passaggio epocale, cui far fronte per essere costruttori della città artefice di storia, come è stato un tempo per noi, fatta di uomini e donne che desiderano vivere pienamente consapevoli di essere sempre in cammino e del fatto che la strada del cambiamento è ancora lunga.

Per noi cittadini il futuro dipende dalla capacità di costruire un futuro insieme ma purificato.

Utopia, sogno? Ci auguriamo possa diventare un giorno realtà.

Sac. Filippo Salvo

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I commenti degli utenti
  • gaetano basile ha scritto il 10 agosto 2018 alle 16:48 :

    L'articolo di Mons.Salvo è una lezione di scienze politiche e dovrebbe essere scrutata a fondo dai nostri(purtroppo) dis-amministratori. Non lo reputo frutto di idee puramente utopiche e quantanche fosse, un mondo senza sognatori sarebbe sterile e le civiltà che uccidono i sognatori sono destinate al degrado totale. Rispondi a gaetano basile