A Barletta per il secondo anno, la prima volta nel 2013

Vladimir Luxuria madrina al Puglia Pride: «Sarai felice anche restando nella tua città di origine»

L'ex parlamentare e personaggio televisivo, Vladimir Luxuria, sfilerà a Barletta durante il Puglia Pride in programma il prossimo 16 giugno

Attualità
Barletta giovedì 14 giugno 2018
di Cosimo Giuseppe Pastore
Vladimir Luxuria
Vladimir Luxuria © BarlettaLive.it

È Vladimir Luxuria la madrina del Barletta Pride 2018 che sfilerà tra le vie della città della Disfida il prossimo 16 giugno. La sua partecipazione è stata ufficializzata durante la serata del 12 giugno, nell'ambito dell'incontro "Generi oltre il genere - Dalla violenza all'autodeterminazione" presso la Sala Rossa Palumbieri del Castello.

Una serata di riflessione sulla discriminazione di genere e sul pregiudizio che attanaglia, per natura, l'essere umano, tanto da compromettere anche le strutture preposte alla difesa di quanti ad esse si rivolgono all'indomani di episodi di violenza ed esclusione sociale. Ad intervenire nel dibattito, patrocinato dall'Ordine degli Psicologi Puglia e dall'Ordine degli Avvocati di Trani, il Centro antiviolenza Giulia e Rossella con l'avvocato Laura Pasquino, Alessandro Taurino (Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Clinica presso l'Università di Bari), Miki Formisano (Presidente TGenus), Patrizia Lomuscio (criminologa e Presidente di Riscoprirsi) e Luciano Lopopolo (Presidente Arcigay Bat).

Il Barletta Pride è alla sua seconda edizione (la prima nel 2013) e diventa occasione di partecipazione e di raccolta di quanti sono stati negli anni esclusi dalla loro stessa città. È Vladimir Luxuria a tracciare il profilo del Pride ai margini del racconto della sua storia personale, una storia vissuta qui in Puglia: «A 16 anni è iniziata la mia Disfida su una panchina di Foggia», ricorda Luxuria, narrando di un periodo in cui denunciare significava essere qualificati come carnefici e non come vittime di aggressioni e violenza. Così, da un insulto di qualche ragazzo che da quella panchina passava è iniziata la sua lotta in difesa di tutti quegli amici e amiche che erano abituati ad incassare e soffrire, molti dei quali ci hanno rimesso la vita.«I Pride non vanno fatti solo nelle grandi città ma anche nelle città di provincia perché un ragazzo del Sud non deve sentirsi obbligato ad andare via - ammonisce Luxuria - Sarò al Barletta Pride perché voglio sfilare alla luce del sole, perché voglio che quel ragazzino di 16 o 17 anni debba poter vedere la sua città, da cui può essersi sentito rifiutato, invasa dai colori dell'arcobaleno, dai messaggi che vogliamo dare: che tu sia gay, lesbica o trans, sarai felice anche rimanendo nella tua città di origine. Per questo voglio sfilare orgogliosamente nel Barletta Pride».

Il Pride diventa allora motivo di superamento di barriere mentali che hanno condotto nel tempo a parlare non solo di 'Teoria Gender', ma anche di 'Teoria Riparazionista' «come se fossimo delle lavatrici rotte da riparare», ironizza, amareggiata, Vladimir. L'esigenza di superare quei pregiudizi, di poter parlare di "generi oltre il genere" nelle scuole, di giudicare un curriculum andando oltre il passato anagrafico di una persona sono gli obiettivi che ci si auspica di raggiungere perché «il lavoro da fare è raggiungere l’equità intesa come processo di inclusione per scardinare gli stereotipi legati alla differenza di genere, che è la tappa successiva all'uguaglianza», commenta il presidente Arcigay Bat. È solo così che si potrebbero evitare esperienze di vita martoriate dalla continua insofferenza e inadeguatezza sociale, come quelle di cui si fa portavoce Miki Formisano (Presidente TGenus).

«Un concetto da tenere a mente quando si parla di 'generi' è quello del naturalismo - spiega lo psicoterapeuta Alessandro Taurino - perché bisogna distinguere ciò che è naturale da ciò che è naturalizzato: non esiste la famiglia naturale perché proprio la famiglia è l'istituzione maggiormente sottoposta ad adattamenti culturali e sociali». Gli interventi da fare sono molteplici e probabilmente bisognerebbe partire dall'aiutare «le istituzioni a capire meglio cosa è la transfobia e come intervenire, perché anche esse sono formate da persone e in quanto tagli possibili portatori di pregiudizi», avanza la criminologa Patrizia Lomuscio che spiega: «Una persona che vive situazioni di violenza potrebbe sentire il pregiudizio quando denuncia, per questo è necessario costruire un sistema di monitoraggio di ciò che succede nella rete dei nostri servizi».

«La battaglia continua - esclama Vladimir Luxuria - siamo in un periodo in cui dobbiamo ancora di più metterci in guardia, perché non pensiamo mai che ottenuto qualcosa nessuno ce la toglie. Ci sono dei segnali preoccupanti, ci sono dei ministri secondo cui le unioni civili farebbero rischiare l'estinzione del popolo italiano. Quindi allerta, combattiamo per ottenere ancora di più e penso che il Pride di Barletta andrà sotto questo segnale di inclusione, ospitalità e rispetto» conclude la madrina del Barletta Pride.


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