La campagna solidale

"Insieme per loro", raccolta fondi Lega del filo d'oro anche per Andrea, Francesco e Sara

E per tutte le persone sordocieche e le loro famiglie che quotidianamente si rivolgono alla Lega del filo d’oro per vivere pienamente la loro vita

Attualità
Barletta sabato 28 ottobre 2017
di Elena Albanese
La campagna di raccolta fondi della Lega del filo d'oro
La campagna di raccolta fondi della Lega del filo d'oro © Lega del filo d'oro

“Insieme per loro” è la campagna di raccolta fondi della Lega del filo d’oro, che da oltre cinquant’anni si occupa di assistenza, riabilitazione, educazione e reinserimento nella famiglia e nella società delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.

Fino a domenica 29 ottobre, inviando un sms o chiamando da rete fissa al 45543, sarà possibile donare rispettivamente due e cinque o dieci euro che aiuteranno la realizzazione di un nuovo centro nazionale dell’associazione a Osimo, in provincia di Ancona. Nove edifici che ospiteranno 37 tra ambulatori medici e laboratori, 40 aule didattiche, foresterie per i familiari, quattro palestre per la fisioterapia e due piscine per l’idroterapia. Ciò consentirà di ridurre i tempi di attesa per le diagnosi e le cure riabilitative, che oggi per un bambino oscillano tra i sette e i 18 mesi.

Attualmente la Lega del filo d’oro è presente in otto regioni italiane e offre servizi a circa 800 utenti ogni anno. Uno dei centri socio-sanitari residenziali si trova a Molfetta, e da circa un decennio è uno dei punti di riferimento per i sordociechi di tutto il Sud Italia.

Un’equipe multidisciplinare di specialisti e operatori qualificati attua per ciascun ospite un progetto educativo-riabilitativo personalizzato funzionale ad acquisire maggiore autonomia personale e una migliore qualità di vita.

È qui che vive Andrea. È nato proprio a Molfetta nel 1977, prematuro, non vedente e con numerosi altri problemi di salute. Tanto che i medici consigliarono alla sua giovane mamma Rosa, all’epoca solo 21enne, di “lasciarlo andare” anziché sottoporlo a un intervento rischioso. «Dopo quarant’anni è evidente che chi sbagliava non ero io», dice oggi.

Infatti quando Andrea è poco meno che adolescente, la sua vita incrocia quella della Lega e dei professionisti che ci lavorano. E se fino a quel momento era relegato in una gabbia di buio e paura, nei 13 anni successivi, trascorsi a Osimo, « è diventato se stesso». È sempre Rosa, che diventa componente del Comitato dei familiari, in cui ha ricoperto anche il ruolo di presidente, a caldeggiare l’apertura della sede molfettese, di cui il suo Andrea è stato il primo a varcare la soglia.

Anche Francesco, 8 anni, barlettano, partecipa alle attività del centro una volta a settimana. Durante l’ultima Assemblea delle famiglie ha ricevuto il “Paracadute”, un riconoscimento simbolo di autonomia, inventato anni fa dagli operatori della Lega del filo d’oro e tradizionalmente consegnato all’ospite più giovane. Nonostante un coloboma bilaterale con interessamento del nervo ottico che lo ha reso cieco, Francesco è solare e vivace, ben inserito nel contesto sociale e familiare, gioca a palla, ascolta la musica e adora fare e ricevere coccole.

«Ha fatto passi da gigante nel relazionarsi con il mondo esterno», dice orgogliosa di lui mamma Carmela, 46 anni. «Ama viaggiare; l’ho portato anche all’estero, a Londra, a Parigi, in metropolitana, nei parchi giochi, come Gardaland. Perché devo fargli vivere la vita. Senza limiti». Un obiettivo realizzato qualche anno dopo «il colpo basso» della scoperta della malattia, anche grazie alla Lega, «che ci ha dato un piano terapeutico e di comunicazione, con cui Francesco ha imparato a manifestare i suoi sentimenti».

E poi c’è Sara, 13enne di Ruvo di Puglia. Ha una malattia genetica sconosciuta, che le ha provocato ritardi cognitivi e motori, oltre a una sordità profonda. L’otorino della Lega del filo d’oro ha convinto i suoi genitori a fare l’intervento per l’applicazione dell’impianto cocleare, un orecchio artificiale elettronico in grado di ripristinare la percezione uditiva, che «nove medici su dieci ci avevano sconsigliato – racconta mamma Rita in un’intervista a Donna moderna -. Ora, piano piano, Sara si sta abituando a un mondo di rumori dove prima per lei c’era il silenzio assoluto. E comunichiamo con la CAA, la comunicazione alternativa aumentata: lei esprime i suoi bisogni con una serie di immagini in sequenza».

Per aiutare Andrea, Francesco, Sara, e molti altri ancora, a vivere pienamente la propria vita, basta davvero poco. Ma fatto insieme.

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