La risposta dell'azienda

La Buzzi Unicem respinge le accuse, ma in città è già un profluvio di polemiche

Il direttore dell'impianto: «verrà riconosciuta l'insussistenza di qualsivoglia comportamento non conferme alla legge». Il processo dell'opinione pubblica è però già iniziato

Cronaca
Barletta sabato 09 gennaio 2016
di Roberto Moscatelli
cementeria
cementeria © n.c.

Arriva dunque l’atteso comunicato della Buzzi Unicem, dopo l’apertura delle indagini per disastro ambientale legate all’inceneritore ad opera della Procura di Trani, con il quale il direttore dello stabilimento Vincenzo Di Domenico confuta l’ipotesi accusatoria della magistratura: «Buzzi Unicem rispetta tutte le normative ambientali vigenti e opera in possesso e nel pieno rispetto dell'Autorizzazione Integrata Ambientale in essere e dei limiti in essa contenuti» ha scritto, aggiungendo che «la società è pertanto fiduciosa che verrà riconosciuta l'insussistenza di qualsivoglia comportamento non conferme alla legge».


Ma intanto la città di Barletta è in un momento di grande fermento sociale e politico. Tra i cittadini, le associazioni e le istituzioni, il profluvio di polemiche legato alle indagini è ben lontano dal chiudersi. Uno dei principale temi ricorrenti è riassumibile con “si sapeva”; infatti molti, tra semplici abitanti, politici e presidenti di associazioni ambientaliste, vedono l’ipotesi di reato formulata dalla magistratura come un classico “segreto di Pulcinella”, viste le tante segnalazioni di preoccupazione di questi anni e le tante rassicurazioni ricevute.


Ma è soprattutto l’ipotetica connivenza dei funzionari pubblici a creare un clima di veleni e incertezze. Sì perché l’inceneritore funzionava con la legittimazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, che secondo l’ipotesi formulata dai magistrati sarebbe stata pilotata da funzionari sia regionali che provinciali, oltre che dai funzionari dell’Arpa, cioè proprio l’ente preposto a “vegliare” sulla correttezza dell’impianto.


Sia il presidente della Bat, Francesco Spina, che Legambiente hanno manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile; Basile, come portavoce delle opposizioni, chiede che la Procura vada fino in fondo e accusa «su tale vicenda si è registrato il silenzio-assenso di tutti, ivi compresi tutti i Signori Politici che hanno governato i processi della città»; il Comitato rifiuti zero chiede a gran voce il sequestro dell’impianto; il Collettivo Exit accusa l’amministrazione di mancanza di polso e chiede la revoca dell’AIA.


Prova a mantenere la lucidità il consigliere regionale e Presidente della V Commissione Ambiente Filippo Caracciolo, che invita ad aprire un tavolo di discussione «senza steccati ideologici o posizioni preconcette», ma richiama d’altro canto ad un «momento in cui politica e istituzioni aprano un serio dibattito sull’opportunità di continuare ad avere insediamenti produttivi a ridosso del centro abitato». 


Sicuramente la recente incertezza politica, unita con i lunghi tempi che il sistema giudiziario necessita per dare certezze e non ipotesi, ha decretato un inizio di 2016 a dir poco “elettrico” per la tormentata città della disfida.

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