Barletta - venerdì 08 gennaio 2016 Cronaca

L'indagine della Procura di Trani

«Disastro ambientale»: 18 indagati per la cementeria

L'accusa di aver bruciato sostanze illecite dannose per la salute. Secondo la tesi accusatoria coinvolti responsabili Buzzi Unicem, funzionari provinciali e regionali e agenti dell'Arpa. Fioccano le reazioni politiche

Inceneritore
Inceneritore Inquinamento dell'aria © n.c.
di La Redazione

La cementeria Buzzi Unicem gestiva illecitamente un impianto d'incenerimento rifiuti speciali forniti dalle imprese Dalena Ecologia, Trasmar e Corgom grazie all'autorizzazione o al falso parere favorevole all'esercizio di quest'attività, fornito dai funzionari regionali e dai dipendenti dell'Arpa. È questa l’ipotesi di reato che il magistrato Antonio Savasta contesta a 18 persone tra responsabili dello stabilimento, funzionari di Provincia e Regione, e dell’agenzia regionale per l’ambiente (Arpa).

Ci sarebbero dunque state emissioni inquinanti dovute alla combustione di rifiuti superiori al limite di legge previsto nell'ambito della tipologia dei rifiuti, trattandosi di un impianto ubicato nei 200 metri da insediamenti residenziali, che avrebbero esposto i cittadini barlettani a respirare sostanze nocive. Il periodo contestato dalla procura tranese è quello che parte dal 2012.

Ed ora è bufera anche per via delle implicazioni di personalità della politica: ad essere accusati a vario titolo dei reati di cooperazione in disastro ambientale colposo, falso e abuso d'ufficio in concorso  sono i responsabili legali della società Buzzi Unicem di Casale Monferrato, in provincia di Torino, Silvio Picca e Pietro Buzzi; i sei componenti del comitato tecnico della Provincia Barletta-Andria-Trani che rilasciarono la valutazione di impatto ambientale nel 2011 (Pasquale Antonio Casieri, Giancarlo Chiaia, Francesco Contento, Andrea Salvemini, Francesca Seccia, Giampalo Sechi), due dirigenti della regione Puglia (Giuseppe Tedeschi e Francesco Paolo Garofoli); cinque tecnici dell'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente (Giuseppe Gravina, Roberto Giua, Salvatore Ficocelli, Massimiliano Antonio Maurelli e Carmelo Capoccia) e i rappresentanti legali delle tre aziende che conferivano nell'impianto (Giuseppe Angelo Dalena, della Dalena ecologia di Putignano; Ruggiero Rosario Bruno, della Trasmar di Barletta, e Michele Scaringella, della Corgom di Corato).

Ovviamente non si sono fatte attendere le reazioni istituzionali. Il sindaco Pasquale Cascella ha già affermato che «il Comune di Barletta prenderà tutte le misure necessarie»; ancora più drastico il presidente della Bat, Francesco Spina che ha minacciato: «Se confermate le ipotesi accusatorie, la Provincia si costituirà parte civile». Per Filippo Caracciolo, consigliere regionale del Pd e presidente della commissione Ambiente, «è arrivata l’ora di affrontare decisioni importanti per tutelare la salute».

E alla politica, infine, guarda il collettivo Exit, da anni voce della crisi ambientale cittadina. A quella politica che oggi si mobilita sul caso e a cui Exit chiede di assumersi «le sue responsabilità». «Vogliamo che l'Aia - chiede Exit - rilasciata nel 2012 dalla Regione Puglia alla Buzzi Unicem sia immediatamente revocata dall'ente regionale».

La questione ambientale continua dunque ad essere protagonista tra i fatti barlettani, e le accuse della Procura di Trani hanno aperto un capitolo che sembra destinato a diventare molto importante.
 

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