Il fatto

«Incenerimento rifiuti, le lobby economiche scavalcano i territori accordandosi con la politica»

La denuncia delle associazioni e dei comitati provenienti da tutta Italia durante il meeting di Barletta

Cronaca
Barletta lunedì 10 novembre 2014
di Michele Lamonaca
Barletta - Meeting internazionale "No incenerimento, sì Rifiuti Zero"
Barletta - Meeting internazionale "No incenerimento, sì Rifiuti Zero" © Barlettalive.it

Esperienze di lotta differenti. Una denuncia che le accomuna. In tema di gestione rifiuti, la politica non fa il suo mestiere. Anzi, asseconda gli interessi economici dei grandi gruppi, che bruciano allegramente i rifiuti infischiandosene delle salute della gente.

Il dato disarmante, e allo stesso inquietante, è emerso in modo netto durante il meeting sull'incenerimento rifiuti, grazie alle testimonianze dei tanti attivisti provenienti da tutta Italia, che hanno raccontato le loro battaglie per la salvaguardia dell'ambiente in cui vivono e della salute della gente. 

Da Nord a Sud la questione non cambia. La politica preferisce fare orecchie da mercante di fronte alle rivendicazioni sacrosante della collettività, che non vuole morire di tumore per colpa dei metalli pesanti, della diossina e delle nano polveri emesse dai camini degli inceneritori e delle cementerie. Un comportamento, quello della politica e delle istituzioni,  pieno di silenzi omertosi e lassismo burocratico, che troppo spesso nascondono la volontà di remare a favore delle imprese coinvolte nel grande business nascosto dietro la gestione dei rifiuti. Infatti più sono pericolosi, e tanto più ci guadagnano quelli che li bruciano.

«A Galatina abbiamo vinto una battaglia, ma siamo ancora lontani dal vincere la guerra», ha ammesso uno degli attivisti. «Abbiamo bloccato il cementificio Colacem, che nel 2010 ha ripresentato l'istanza per bruciare rifiuti. Già nel 2004 erano stati fermati dall'Arpa. La battaglia l'abbiamo vinta grazie alla rete di associazioni riunita qui oggi. Noi non siamo tecnici, e abbiamo dovuto studiare cosa sono le polveri sottili. Nel leccese c'è un'alta incidenza tumorale. Per vincere siamo diventati esperti di chimica. E abbiamo capito che incenerire i rifiuti nelle cementerie è la peggiore soluzione che esista per trattare i rifiuti - ha spiegato il delegato di Galatina -. All'epoca abbiamo combattuto contro il decreto Clini, un colpo di spugna ai limiti previsti precedentemente dalle leggi. E adesso dobbiamo vedercela con lo "Sblocca Italia". Purtroppo le espressioni politiche sono conniventi con le industrie, definendo strategie buone per superare i diritti della collettività. Le lobby scavalcano il territorio e si mettono d'accordo con la politica».

«Quello che non fa la politica, lo dobbiamo fare noi. Così come abbiamo fatto per l'inceneritore  tra Cerignola e Manfredonia», ha spiegato il rappresentante del Movimento Strategia Rifiuti Zero di Foggia. «Gli interessi forti scelgono strade folli. L'impianto appartiene al gruppo Marcegaglia, al quale abbiamo contestato la non adozione delle regole minime previste dalle leggi europee. La nostra provincia è sotto attacco. Le patologie legate all'inquinamento degli inceneritori aumentano anche nella mia terra. I comuni fanno finta di niente. Abbiamo presentato ricorso. L'impianto è fermo da tre anni. E da allora che fanno test. Ma noi faremo in modo che non apra mai». 

«A Gubbio, nella Conca Eugubina, ci sono due cementifici:  Barbetti e Colacem», ha raccontato un attivista proveniente dall'Umbria. «Nel 2003 la nostra gente ha cominciato ad avere problemi respiratori. Abbiamo scoperto che bruciavano pneumatici. Siamo riusciti a far  installare cinque centraline, ma a volte non funzionano, e non danno risultati in tempo reale. Noi non ci fermeremo, andremo avanti per la nostra strada, la situazione nella nostra terra è insostenibile».  

Un'altra testimonianza significativa è arrivata dagli attivisti provenienti da Moncada, una località della Catalogna, in Spagna Anche lì, in mezzo ai centri abitati, c'è una cementeria che brucia rifiuti. «Abbiamo problemi legati alle emissioni sonore e alle polveri nocive, la nostra protesta va avanti da due anni. Per noi c'è solo una strada: la chiusura dell'impianto. Altre soluzioni non esistono».

Invece a Margherita di Savoia, a pochi passi da Barletta, la situazione sembrerebbe migliore. Ma non è tutto oro ciò che luccica, anzi, come ha spiegato un'attivista del posto, «nel dicembre 2013 il consiglio comunale ha approvato l'adozione della Strategia Rifiuti Zero. Ma da allora sono passati undici mesi, e non è stato fatto uno solo degli step previsti dal protocollo. La politica continua a perdere tempo. Ma noi non ci daremo per vinti».

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