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Carta diritti universali del lavoro, Camusso: «Non è anti Jobs act»

Banco di prova della Carta, il primo alla presenza di Susanna Camusso. Plebiscitario il voto nella Vingi Shoes di Barletta

Attualità
Barletta sabato 30 gennaio 2016
di La Redazione
Susanna Camusso nella Vingi Shoes
Susanna Camusso nella Vingi Shoes © n.c.

A Barletta consultazione tra i lavoratori dell'azienda Vingi Shoes: ottimo risultato per il banco di prova della Carta dei diritti universali del lavoro, il primo nel paese avvenuto alla presenza di Susanna Camusso.

La proposta della Cgil conquista all’unanimità il consenso in una realtà che conta 150 lavoratori (un centinaio sono donne) di cui circa la metà iscritti al sindacato. Tra loro anche la segretaria della Cgil Bat, Angela Seccia, che ha tenuto nell’assemblea la relazione introduttiva insieme al segretario della Filctem Bat/Foggia, Pietro Fiorella, ed al segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Presente il proprietario della fabbrica Nicola Grimaldi seduto al tavolo al fianco dei rappresentanti sindacali. 

La leader della Cgil Camusso nel commentare il risultato ha parlato di un’assemblea «bella, commossa e partecipata data dal ritrovarsi di lavoratrici che sono in cassa integrazione ma che hanno voluto comunque partecipare a questa discussione. Un legame tra la loro difficoltà, la loro condizione e l’idea di ridisegnare la qualità e la dignità del lavoro partendo da loro e pensando al cambiamento, al futuro ed alla loro voglia di poter continuare a lavorare rifiutando un messaggio che troppo spesso passa che è ‘il lavoro purché sia’, anche senza diritti».

«Il voto unanime su questa idea della Cgil di rimettere al centro della discussione i diritti ed il lavoro ci fa capire che questi due termini (diritti e lavoro) restano le parole più importanti per tanti, quelle stesse che in qualche maniera qualcuno stava tentando di cancellare» ha dichiarato il numero uno della Cgil Bat, Luigi Antonucci.

Alla domanda se la Carta possa essere considerata una sorta di anti Jobs act, la Camusso - ad Andria per un altro incontro - ha risposto che «è limitativo considerarla come tale perché noi siamo di fronte ad un processo di de-regolarizzazione del mondo del lavoro e di divisione del mondo del lavoro che dura da molti anni ed il jobs act è l’ultima, in ordine di tempo, di leggi che si sono limitate a sancire l’idea che i diritti siano diritti diseguali»

«lI problema è sempre il costo del lavoro e non invece la qualità del lavoro, la formazione, la ricerca e gli investimenti» ha a commentato.
 

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