Il primo centro costiero posto in corrispondenza dell'attuale Barletta possiamo trovarlo sulla Tabula Peutingeriana, la prima mappa mai redatta che mostrava le vie militari dell'Impero Romano.
Disegnata tra il III o il IV secolo d.C segnala l'esistenza di un centro abitato denominato Bardulus individuato nel tratto costiero a nord di Tirenum (Trani), tra le foci di due fiumi, l'Aufidus (Ofanto) a nord, e l'Alvedium a sud, un corso d'acqua attualmente scomparso.
Ma le origini vere della città risalgono molto probabilmente al IV secolo a.C epoca alla quale appartengono i complessi tombali rinvenuti sulla strada che portava al più importante centro dell'entroterra, Canusium (Canosa).
Le decorazioni architettoniche delle sepolture barlettane e ancora di più i pezzi ceramici giunti fino a noi che le corredavano mostrano un legame stretto con fabbriche ceramiche dell'area daunia che trova larghi riscontri in centri come Ascoli Satriano, Ordona, Canne e per l'appunto Canosa ma alcuni esemplari e classi di materiali indicano una chiara provenienza da fabbriche canosine.
Questo confermerebbe la prima ipotesi sulle origini di Barletta che vede la città fondata dagli abitanti di Canosa tra la fine del V e gli inizi del VI secolo a.C per avere uno sbocco ai loro commerci sul mare.
La seconda ipotesi vuole che i Bardei provenienti dalla Dalmazia da cui si presume derivi il nome Bardulus, un popolo illirico dedito alla pirateria contro navi e mercanti italici, si siano stabiliti sulle coste adriatiche nel IV secolo a.C fondando una nuova città dopo essere stati definitivamente sconfitti dai macedoni del grande condottiero Alessandro Magno.
Un periodo di grande sviluppo con Normanni e Svevi
Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente avvenuta nel 476 d.C. a seguito dalla deposizione dell'ultimo cesare d'occidente, Romolo Augusto, da parte di Odoacre Re degli Eruli, la penisola Italica fu in balia dei barbari.
Ma vaste zone costiere del sud entrarono a far parte dell'Impero Bizantino e molte città della zona, tra cui Barletta, divennero porti importanti per il commercio fino all'arrivo dei Normanni.
Nel 1054, Roberto il Guiscardo diventa duca di Puglia e Calabria ricevendo il titolo dal papa Nicolò II segnando così la fine del dominio bizantino su Barletta.
I Normanni, provenienti dalle terre scandinave, dediti alla guerra e ai saccheggi, a contatto con la cultura millenaria delle nostra terra impararono ad amare l'arte e l'estetica diventando ben presto committenti di numerosissime opere d'arti che testimoniano ancora oggi il potere da loro raggiunto.
La città di Barletta divenne per i Normanni un caposaldo importante lungo l'Ofanto raggiungendo grande splendore grazie al gran numero di traffici commerciali che in essa si svolgevano e che attirò molti forestieri vedendo ampliare di conseguenza la propria estensione in maniera considerevole.
Era uno degli scali più importanti della regione tant'è che nel 1156, sotto Gugliemo I detto il Malo, Barletta ebbe il titolo di “Caput Regionis” dopo la distruzione di Bari.
Ai Normanni si deve la costruzione della prima cinta muraria della città che inglobava l'area della marineria nonché della prima rocca fortificata ora inglobata in un torrione dell'attuale Castello.
Re Tancredi, l'ultimo re di questa dinastia, la nominò città di Regio Demanio, eliminando la possibilità che potesse diventare feudo di qualche barone a seguito della fedeltà e devozione dimostratigli in quegli anni resi difficili dalle lotte tra i baroni del regno, le truppe imperiali e quelle papali.
Il matrimonio tra Costanza d'Altavilla, figlia del re normanno Ruggiero II, con Enrico VI di Svevia, figlio di Federico I Hohenstaufen detto il Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero, segnò il passaggio del regno meridionale dai Normanni agli Svevi.
Loro figlio, Federico II, fu il primo sovrano della dinastia tedesca a regnare in Puglia, terra da lui prediletta rispetto ad ogni altro angolo del suoi impero. In questa terra fece erigere splendidi castelli, residenze di caccia e palazzi imperiali ma fu nello stesso tempo attento ad accentrare nelle sue mani il potere creando un apparato burocratico unicamente alle sue dipendenze.
Una visione politica che provocò lo scoppio di numerose rivolte anche a Barletta i cui cittadini mal sopportavano il suo dispotismo. Nonostante questo la città sotto il suo regno godette degli stessi privilegi concessi dai Normanni. Infatti nel 1228 Federico II riunì il parlamento dei baroni nel Castello di Barletta per annunciare la partenza per la sesta crociata. Nel 1234 concesse alla chiesa barlettana di Santa Maria Maggiore la Fiera dell'Assunta, una delle otto fiere più importanti del regno che contribuì ad aumentare notevolmente la ricchezza della città.
L'impero federiciano, che prese Barletta in gran considerazione, alla morte del suo reggente si sfaldò irrimediabilmente e la città pugliese fu presa d'assedio assieme a tutte le altre della regione che si rifiutarono di sottomettersi a Manfredi, figlio di Federico II.
Ma la loro resistenza durò poco e nonostante tutto, il nuovo imperatore scelse proprio Barletta per passarci gran parte del suo tempo, anche lui mecenate, circondato da poeti e musicisti.
Da qui continuò a governare il suo impero tenendo Curie e Assemblee generali. A Barletta ricevette gli ambasciatori della Regina Elisabetta, madre di Corradino, venuti a reclamare il trono e diresse la costruzione dell'attuale città di Manfredonia.
Grande era l'affetto dell'imperatore nei confronti della città tanto da nominarla "Provinciae speculum et preacipuam regionis" subito dopo la sua incoronazione avvenuta a Palermo nel 1258. Riconfermò la Fiera dell'Assunta o di mezz'agosto che durava dal 7 al 15 dello stesso mese entrando a far parte delle fiere generali dell'impero.
Quella degli svevi per la città fu un'era colma di onori e gloria tali da attirare molte famiglie importanti che ebbero il privilegio di potersi riunire in Seggio Aperto.
Ricchezza e benessere sotto Angioini e Aragonesi
Manfredi venne ucciso durante la battaglia di Benevento nel 1266 per mano dell'esercito di Carlo I d'Angiò, fratello di luigi IX re di Francia, e il Regno di Sicilia passò nelle mani della dinastia Angioina.
Il francese portò a Barletta la Zecca per la coniazione delle monete d'oro che si coniavano a Brindisi, e fu così fino al 1277, anno in cui la zecca fu trasferita a Castel Capuano a Napoli. Una decisione presa su suggerimento di Gezolmo Della Marra, all'epoca esperto amministratore di finanze appartenente ad una delle più importanti famiglie patrizie barlettane, che Carlo I d'Angiò prese con se come consigliere.
Carlo I teneva la città in grande considerazione tanto da ricevere nel Castello di Barletta un ospite illustre, l'Imperatore di Costantinopoli Baldovino, appena spodestato da Michele Paleologo, generale dell'esercito bizantino occidentale.
Al primo re angioino successe suo figlio, Carlo II d'Angiò detto lo Zoppo, che fu re dal 1285 al 1302. Carlo II amò profondamente la città di Barletta per la fedeltà dimostrata dai suoi abitanti e decise molto probabilmente di farne il luogo ideale dove passare la sua vecchiaia tra comodità e divertimenti.
Fu lui a ordinare l'ampliamento della prima cinta muraria voluta dal conte Pietro Normanno, la realizzazione di quattro porte e la conclusione dei lavori di ristrutturazione del castello.
Lavori che resero la struttura una vera e propria fortezza, una sorta di trapezio con quattro torri ad opera di Pierre d'Angincourt, definito "protomagister" sui documenti ancora oggi conservati che testimoniano i lavori.
Mostrò molta cura e attenzione all'aspetto della città decidendo interventi di natura strutturale sull'assetto urbanistico, infatti il Rione Sette Rue è ancora oggi come lo volle Carlo II che curò anche l'aspetto architettonico e quindi estetico della città ampliando e lastricando le strade e realizzando un sistema di scolo per le acque reflue.
Un periodo floridissimo per Barletta che diventò seconda solo a Napoli nel commercio marittimo tanto che sulle navi attraccate nel suo porto si imbarcavano mercanzie di ogni genere, dalle spezie ai preziosi tessuti del Medioriente.
Carlo II non volle essere da meno del grande Imperatore Federico II e concesse a Barletta la Fiera di S. Martino che divenne più importante della Fiera dell'Assunta. Ed entrambe si rivelarono momenti importanti per il commercio visto che per loro intera durata erano sospesi tutti i dazi.
Infine Canne diventò su suo ordine territorio della città di Barletta come è ancora oggi ma se da un lato tutti questi privilegi rafforzarono l'economia della città dall'altro ne indebolirono la forza politica acquisita con i precedenti sovrani.
Il regno angioino terminò nel 1442 quando i regnanti furono cacciati ad opera dei baroni da sempre intenti a rivendicare con ogni mezzo la propria autonomia.
Agli Angioini seguirono gli Aragonesi con Alfonso il Magnanimo che confermò a Barletta il titolo di città regia e tutti i benefici che ne conseguivano.
Suo figlio, Ferdinando I, fu incoronato nella cattedrale di Santa Maria Maggiore il 4 febbraio 1459 facendo coniare per l'occasione una moneta che lo ritrae mentre riceve la corona.
Ferdinando I seppe governare con grande capacità e nel 1466 diede alla città di Barletta il suo sistema di leggi scritte, gli "Ordinamenta", oltre ad innumerevoli concessioni: esenzioni dai dazi ai commercianti, la fiera dell'Annunziata che si aggiungeva alle altre due già esistenti, e ben due mercati settimanali.
Alla sua morte avvenuta nel 1494 fu Alfonso II a diventare re per abdicare poco dopo per il terrore dell'invasione dell'Italia da parte di Carlo VIII, Re di Francia, che si verificò nel settembre del 1494 Al suo posto salì al trono suo figlio Ferdinando II che morì giovanissimo e così fu la volta di Federico I che regnò dal 1496 al 1503, e anche lui fu generosissimo con Barletta fino al punto di confermare tutti i privilegi concessi alla città fino a qual momento da tutti gli altri regnanti che lo avevano preceduto.
Dalla “Disfida” al Risorgimento
Con un accordo stipulato nel 1500, all'insaputa del Re di Napoli, francesi e spagnoli si spartirono l'Italia meridionale. Fu così che gli spagnoli al comando di Re Ferdinando il Cattolico presero il posto della dinastia aragonese facendo di Barletta il loro quartiere generale.
Ma il patto tra le due fazioni durò ben poco perciò i francesi, già presenti in Capitanata, nel settembre del 1502 assediarono Barletta, primo avanposto degli spagnoli rivelatosi poi inespugnabile grazie all'ampliamento delle mura e del castello operato dagli aragonesi.
Durante i sette mesi dell'assedio, Barletta, fu teatro di una vicenda storica memorabile meglio nota come Disfida di Barletta avvenuta il giorno 13 febbraio del 1503.
Si racconta che durante le sortite dei soldati spagnoli assieme ai cavalieri di ventura italiani furono fatti numerosi prigionieri francesi tra cui Charles de Tongue detto Monsieur de La Motte.
Questo, durante un banchetto in onore dei prigionieri tenutosi nell'antica Osteria di Veleno, oggi chiamata Cantina della Disfida, offese pesantemente l'onore dei soldati di ventura italiani chiamandoli codardi e traditori.
I cavalieri italiani chiesero subito a quelli francesi di ritirare le offese ricevute altrimenti sarebbe stato loro diritto chiedere soddisfazione con un duello armato ma le offese non furono ritirate e così toccò ai francesi decidere come e quando si sarebbe tenuto lo scontro.
La mattina del 13 febbraio 1503 tredici cavalieri italiani tra i più coraggiosi del regno, guidati da Ettore Fieramosca da Capua, affrontarono i tredici cavalieri francesi su un terreno compreso tra Andria e Corato. Gli italiani riportarono una vittoria piena e da allora quell'evento viene ricordato col nome di Disfida di Barletta.
Saputa la notizia l'intera città andò incontro ai vincitori portando in processione il quadro dell'Assunta conservato nella Cattedrale tra manifestazioni di entusiasmo e giubilo come non si erano mai viste.
Ma i francesi non dimenticatrono e così nel 1528, Odetto di Foix, generale delle truppe francesi, una volta sceso in Puglia mandò contro Barletta Renzo da Ceri che approfittò dei dissidi interni alla popolazione per entrare in città con l'aiuto di alcuni sostenitori.
Fu allora che il giovane di famiglia nobile, Marino Bruno, a cui oggi è dedicato un vicolo che sbuca su via Duomo, affrontò coraggiosamente il capitano francese dichiarandolo prigioniero in nome del Re di Spagna ma fu preso e impiccato.
Renzo de Ceri fece bruciare e radere al suolo senza alcun pietà tutte le chiese, i conventi, i palazzi e le abitazioni più umili che sorgevano al di fuori delle mura portando in città miseria e desolazione. Si salvarono solo le chiese più grandi che fortunatamente era situate all'interno delle mura: la chiesa di Santa Maria Maggiore, la chiesa del Santo Sepolcro, la chiesa di San Giacomo.
Quell'evento così terribile segnò l'inizio del declino della città di Barletta che fino a quel momento aveva conosciuto onori e gloria. Tra i motivi c'è il cattivo governo degli spagnoli e le numerose calamità naturali che si abbatterono sulla città nel XVII secolo.
Nel 1656 cominciò la peste che dimezzò il numero degli abitanti e finirono i tre terremoti avvenuti rispettivamente nel 1689, nel 1731 e nel 1743. Solo alla fine del XVIII secolo la città riprese a vivere con maggiore tranquillità aderendo alla Repubblica Napoletana proclamata dai bonapartisti nel 1799, una scelta che dopo la restaurazione borbonica costò la vita a tantissimi cittadini barlettani. Durante il periodo in cui la Repubblica Napoletana fu retta da Gioacchino Murat, e più precisamente nel 1809, furono soppressi tutti gli ordini monastici e tutti i conventi presenti in città dai quali vennero sottratti tutti i beni materiali.
Nel Risorgimento Barletta seppe dare il suo contributo alla Patria con un battaglione di volontari costituito dal maggiore Angelo Lacerenza che ebbe la promozione da Garibaldi in persona il giorno 8 ottobre del 1860. Il battaglione fu aggregato alla divisione Bixio e si distinse per il suo eroismo nelle battaglie di Maddaloni, Caserta e Capua. In quel periodo Barletta riuscì mantenere intatta la sua importanza culturale e religiosa tanto che, sempre nel 1860, Papa Pio IX la elevò a diocesi.
Dalla prima guerra mondiale fino ai nostri tempi
Il giorno dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale la corazzata austriaca Helgoland sparò nove colpi di cannone contro il Castello di Barletta. Era il 24 maggio del 1915.
Fu allora che il cacciatorpediniere Turbine con le sue 300 tonnellate affrontò il colosso nemico che ne pesava 3.500, e forse, nonostante la differenza delle forze in campo, il caccia della Marina Militare Italiana sarebbe riuscito ad vere la meglio se non fossero intervenute altre tre navi nemiche.
Ciò nonostante il Turbine ingaggiò un scontro durissimo con grande sprezzo del pericolo da parte dell'intero equipaggio fino a quando il capitano, difronte alla superiorità numerica del nemico, decise di impedire che il caccia cadesse nelle sue mani ordinandone l'affondamento.
A memoria di questo eroico episodio avvenuto durante una delle pagine più importanti e drammatiche della storia italiana, nel 1932 fu posta all'ingresso del Castello una lapide che ricorda quanto accaduto.
Ma ad aiutare la patria durante la Prima Guerra Mondiale Barletta ha contribuito anche con il sangue dei suoi figli: in Italia la prima Medaglia d'Oro al Valore Militare durante la Grande Guerra fu assegnata ad un barlettano, Giuseppe Carli.
Sergente nel XII° Reggimento Bersaglieri, Carli cadde in battaglia il 1 giugno del 1915 mostrando grandissimo coraggio e altruismo straordinario verso i suoi compagni.
Invece durante la Seconda Guerra Mondiale fu la città stessa ad essere teatro di due episodi indelebili per la storia di Barletta e d'Italia.
L'8 settembre del '43, dopo l'annuncio dell'armistizio firmato dall'allora Capo del Governo e Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, l'esercito italiano era allo sbando
Gli Alleati non erano più i nemici da abbattere ma nulla fu aggiunto sul quello che oramai poteva essere considerato l'ex-alleato germanico che invece reagì prontamente dando subito il via all'Operazione Asse: l'occupazione militare dell'intera penisola.
Fu allora che il colonnello Francesco Grasso a capo del Presidio Militare di Barletta decise di combattere contro i mezzi corazzati della Divisione “Goering”, l'elite dell'esercito tedesco, dando il via al primo episodio di resistenza contro l'invasione nazista.
I soldati italiani male armati e in inferiorità numerica sbarrarono la strada alla divisione corazzata tedesca su via Andria per ben due giorni, dal'11 al 12 settembre del '43.
Poi furono costretti alla resa per evitare che la città fosse messa ferro e fuoco come fu minacciato dal comando tedesco.
Ma ai tedeschi non bastò e per vendicarsi della resistenza incontrata e dell'uccisione di un loro ufficiale avvenuta in città, la mattina del 12 settembre entrarono a Barletta con i carri armati, sparando raffiche di mitra contro porte e persiane. Poi, una volta arrivati davanti al comando dei vigili urbani, presero gli undici vigili e i due netturbini lì presenti e li condussero sul lato sinistro del palazzo delle poste dove furono barbaramente fucilati per rappresaglia. Ma uno dei vigili riuscì a salvarsi perché fu colpito alle gambe e cadde coperto dai cadaveri dei suoi colleghi senza che i tedeschi se ne accorgessero.
Oggi sul muro dove sono ancora visibili i fori praticati dai proiettili c'è una lapide che ricorda questo episodio gravissimo. L'occupazione nazista terminò lasciando dietro di se trentadue vittime tra i civili il 24 settembre, giorno cui in città entrarono le truppe alleate.
Per questi episodi Barletta è l'unica città in Italia ad aver ricevuto la Medaglia d'Oro al Valor Militare nel 1998 e al Merito Civile nel 2004 oltre ad essere la città italiana più decorata con 11 medaglie d'oro e 215 medaglie d'argento.
Dal dopo guerra in avanti Barletta ha visto crescere sempre più la sua economia e il suo benessere grazie soprattutto allo sviluppo del settore tessile-calzaturiero che ha raggiunto il suo massimo fulgore negli anni '80 facendo della città uno dei maggiori centri nazionali specializzati nella produzione di maglieria e calzature in grado di conquistare anche i mercati esteri.
Negli ultimi anni la concorrenza asiatica e la crisi dei mercati hanno messo a dura prova il settore che adesso è chiamato ad affrontare la sfida del mercato globale con l'intuito e il coraggio già dimostrato in precedenza dalle sue imprese.
Imprese che si spera ricevano nuovi impulsi e nuovi stimoli dalla nascita della sesta provincia pugliese, la Bat Provincia, che vede Barletta sua città capofila assieme alle città di Andria e Trani. E sarà proprio Barletta ad ospitare la Prefettura che avrà sede presso l'edificio del Real Monte di Pietà .